Vent’anni da Euro 2000: il calcio dall’inizio del XXI secolo ad oggi

Euro 2000

Sono passati ormai vent’anni da Euro 2000, il primo Campionato Europeo del nuovo millennio che si disputò in Belgio e nei Paesi Bassi. Venti anni sono un’enormità nel calcio e da quell’Europeo è inevitabilmente cambiato il panorama calcistico sotto tutti i punti di vista se guardiamo al contesto odierno, a partire dai prossimi europei.

Euro 2020 infatti rappresentano una svolta con il passato: saranno i primi campionati itineranti della storia. Inoltre, per la seconda volta consecutiva le squadre partecipanti saranno 24, e non 16, e quindi con due gironi in più – con possibilità di qualificazione agli ottavi di finale anche per le migliori terze.

Tra il prossimo Europeo  e quello di vent’anni fa si sono però susseguiti tanti altri cambiamenti: concetti ad esempio come Var, Goal Line Technology,  Europa League o Nations League erano pressoché sconosciuti. Alcune competizioni internazionali, come la Coppa delle Coppe, sono scomparse mentre altre sono state totalmente trasformate: è il caso dell’ex Coppa Intercontinentale ora diventata Mondiale per Club; tra quelle per le nazionali non esiste più la Confederations Cup ma è nata la Nations League citata poc’anzi.

Vent’anni da Euro 2000: le nazionali

Scattando una foto sui rapporti di forza sul campo di questa fase storica, si nota come il quadro sia notevolmente mutato in questo arco di tempo. La nazionale che comandava la scena era senza dubbio la Francia, fresca campione del mondo in casa nel 98 e che si apprestava a trionfare anche nel primo Europeo del nuovo millennio. I blues erano trascinati dal suo fuoriclasse Zinedine Zidane ma anche da campioni come Henry, Trezeguet,  Thuram, Deschamps, Pires, Vieira e tanti altri. Un insieme di calciatori che, reso grande anche dalle seconde generazioni, ha portato la nazionale francese per gran parte del primo decennio dei Duemila ad essere tra le più forti d’Europa e del mondo prima del ricambio generazionale che ha aperto una nuova era vincente per i transalpini. Il Mondiale disputatosi proprio in Francia rappresentò una svolta per i blues, reduci da diversi anni caratterizzati da pochi sussulti. Dopo il trionfo del 98 infatti arrivò subito un’altra grande vittoria all’Europeo del 2000 quando i francesi trovarono in finale l’Italia, già eliminata ai quarti di finale al Mondiale di due anni prima, e riacciuffarono una partita che sembrava persa prima con il gol di Wiltord allo scadere e poi con il Golden Gol (altra formula progressivamente sparita con il nuovo millennio) di Trezeguet che ribaltarono l’iniziale vantaggio di Delvecchio.

L’altra grande nazionale europea in quegli anni era l’Italia, reduce dalla maledizione dei rigori che ha caratterizzato gli anni Novanta degli azzurri, e che ha avuto la sfortuna di trovare la Francia nel suo cammino prima nel Mondiale del 98 e poi nella già citata finale di Euro 2000, persa in modo rocambolesco. Gli azzurri, allenati da Cesare Maldini nel 98 e da Dino Zoff nell’Europeo di due anni dopo, in quel periodo erano una nazionale con una grande abbondanza di talenti soprattutto in attacco: basti pensare che nel 98 restarono fuori nomi come Totti e Zola mentre nel 2000 vennero esclusi Baggio e, per infortunio, Bobo Vieri. Una tra le selezioni più forti, anche se non vincente, era l’Olanda di Kluivert, Seedorf, Bergkamp, Davids, Stam e dei fratelli De Boer. Gli orange erano reduci dal quarto posto di Francia 98 e nutrirono le migliori aspettative per l’Europeo del 2000 in casa loro ma vennero fermati in semifinale soltanto da una grande Italia (e un grande Toldo).

Altre nazionali, costantemente comprese tra le big sulla carta, non riuscirono a compiere il definitivo salto di qualità in termini di risultati: su tutti era il caso di Spagna e Inghilterra. Gli iberici erano reduci da una deludente eliminazione ai gironi di Francia 98 e fino a quel momento, nella loro storia, non erano andati oltre un quarto di finale di un torneo internazionale. Questo massimo risultato venne raggiunto nel biennio 1994-96 sia nel Mondiale statunitense (eliminazione avvenuta per mano dell’Italia) che negli Europei di due anni dopo. Alla Roja non bastò il contributo di calciatori come Hierro, Canizares, Extreberria, Luis Henrique, Morientes e soprattutto Raul per un successo internazionale. Ad Euro 2000 gli spagnoli si fermarono ancora ai quarti, sconfitti dalla Francia e con un rigore sbagliato da Raul nel finale. Discorso simile in quegli anni per l’Inghilterra che non riuscì mai a replicare il trionfo in casa nel Mondiale del 1966, nemmeno in occasione di Euro 96 quando gli inglesi furono i padroni di casa ma persero in semifinale. La nazionale dei Tre Leoni era reduce dallo stop agli ottavi di finale nel Mondiale di Francia (addirittura non si qualificò in quello precedente) ma la svolta non arrivò nemmeno all’Europeo dove la squadra allenata da Keegan si fermò subito ai gironi nonostante una grande rosa formata dai vari Scholes, Beckham, McManaman, Campbell, Shearer, Owen e i fratelli Neville.

Con il passaggio al nuovo secolo si è assistito alla fine del ciclo vincente della Germania degli anni 90: i segnali arrivarono inequivocabili già da Francia 98 con la netta sconfitta subita dalla Croazia ai quarti di finale e, soprattutto, con la precoce eliminazione ad Euro2000 dove i tedeschi racimolarono solo 1 punto nelle tre partite del girone. Per un ciclo che si chiuse, un altro ne stava nascendo e riguardava il Portogallo: i lusitani venivano da anni disastrosi in campo internazionale (solo un Mondiale disputato negli ultimi 30 anni) e il campionato europeo del 2000 vide farsi largo la generazione di fuoriclasse composta da Figo, Rui Costa, Conceicao, Nuno Gomes e molti altri. Quella squadra raggiunse le semifinali del torneo, eliminata dalla Francia campione ma segnò l’inizio di un vero e proprio cambiamento con il passato sportivo della nazionale.

Vent’anni da Euro 2000: i club

Gli anni Novanta in termini calcistici sono stati fortemente italo-centrici. Nel cammino verso Italia 90, Il decennio si apre con le squadre italiane vincitrici di tutte le competizioni internazionali: nella stagione ‘89-’90, il Milan di Sacchi si riconferma campione d’Europa, nella finale di Coppa dei Campioni di Vienna vinta 1-0 contro il Benfica di Eriksson grazie al gol di Frank Rijkaard; la Juventus di Dino Zoff vince la Coppa Uefa nella doppia finale tutta italiana giocata con la Fiorentina; la Sampdoria vince la Coppa delle Coppe superando l’Anderlecht per 2-0 grazie alla doppietta di Vialli nei tempi supplementari. 

Nella prima metà degli anni Novanta in Europa si registra il dominio del Milan, dal 1991 sotto la guida di Fabio Capello, che tra il 1990 e il 1995 gioca ben 4 finali di Coppa dei Campioni / Champions League (‘90, ‘93, ‘94, ‘95), vincendone 3 (oltre a quella già citata del 1990, i rossoneri vinsero la Champions League del 1993-1994 ad Atene contro il Barcellona di Cruijff e Romario per 4-1).

Il passaggio di consegne a cavallo della metà del decennio resta in Italia: dopo lo scudetto vinto nel 1995, al Milan si sostituisce la Juventus di Marcello Lippi, forte di un blocco di calciatori italiani che saranno l’ossatura della Nazionale italiana reduce dal secondo posto di Usa ‘94. La Juventus giocherà tre finali consecutive di Champions League, vincendo la prima, quella del ‘95-’96 – ai rigori contro la squadra campione d’Europa in carica, l’Ajax della generazione d’oro dei calciatori nati a metà degli anni Settanta, nella finale giocata all’Olimpico di Roma – e perdendo nel ‘96-’97 contro il Borussia Dortmund a Monaco di Baviera e nel ‘97-’98 contro il Real Madrid ad Amsterdam.

Tra la fine degli anni Novanta e l’alba del 2000 il calcio in Europa può essere letto secondo due chiavi interpretative. Da una parte si registra chiaramente il dominio dei club storici: la già citata Juventus di Lippi, il Manchester United di Ferguson – che grazie al blocco della class of ‘92 nel 1999 vincerà il treble, (campionato, FA Cup e Champions League), con la finale drammatica di Champions vinta a Barcellona per 2-1 contro il Bayern Monaco; il Real Madrid, che dopo aver vinto nel 1998 con Heynckes, nel 2000 si aggiudicò anche la prima Champions League del XXI Secolo sotto la guida di Del Bosque, nella finale di Parigi tutta spagnola contro il Valencia. 

Dall’altra parte, il biennio che porta al Duemila, che troverà nell’Europeo di Belgio e Olanda la sua piena inaugurazione, registra anche le vittorie in campo internazionale di quelli che possono essere definiti come club outsider, che nella cartina geografica fanno riferimento a Italia – ancora una volta – Spagna, e Turchia. Per quanto riguarda l’Italia, si osservano contemporaneamente un’ascesa e un canto del cigno: l’ascesa è sicuramente quella della Lazio di Cragnotti ed Eriksson, che vincerà 7 titoli tra il ‘98 e il 2000, tra cui il double europeo nel 1999, con la vittoria dell’ultima edizione della Coppa delle Coppe nella finale di Birmingham contro il Mallorca e della Supercoppa Europea a Montecarlo contro i campioni d’Europa del Manchester United. In campo nazionale invece, nel 2000 la Lazio riuscì a realizzare il triplete, con la vittoria dello Scudetto – sorpasso all’ultima giornata sulla Juventus di Ancelotti frenata dal nubifragio di Perugia – della Coppa Italia e della Supercoppa Italiana nelle finali contro l’Inter. Sempre in Italia, il canto del cigno è quello del Parma di Tanzi e guidato da Malesani, che dopo aver vinto in campo nazionale e internazionale lungo tutti gli anni Novanta, nel 1999 vince la Coppa Uefa (ultima squadra italiana a farlo) oltre alla Coppa Italia e alla Supercoppa Italiana. Dopo la Coppa Italia del 1992, il Parma, simbolo dell’ascesa della provincia ricca italiana, in campo internazionale vinse la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europea nel 1993, la Coppa Uefa nel 1995, e nel 1999 chiude il cerchio prima di iniziare un lento declino a partire dalla seconda parte dagli anni Duemila, in termini sportivi ed extrasportivi.

In Spagna, con l’arrivo del Duemila al tradizionale dominio sull’asse Madrid-Barcellona si affiancano due squadre che anche nel decennio successivo raggiungeranno risultati importanti: il Valencia e il Deportivo La Coruña. Il Valencia dopo la vittoria della Coppa del Re nel 1999 sotto la guida di Mister Claudio Ranieri, già vincente in Italia con la Fiorentina, nel XXI Secolo, con l’arrivo di Héctor Cúper, si trasforma in un’eterna seconda in campo internazionale, perdendo le finali di Champions League nel 2000 e nel 2001, prima di invertire la rotta con il ciclo di Rafa Benítez.
Il Deportivo La Coruña, dopo aver sfiorato il titolo nel 1994 (secondo a pari punti con il Barcellona), nel Duemila vinse la prima Liga del nuovo decennio, in un campionato abbastanza particolare, vinto con “soli” 69 punti dopo 38 giornate. Makaay, Djalminha, Mauro Silva, Flávio Conceição, sono sicuramente tra i giocatori più rappresentativi della formazione allenata da Javier Irureta. La semifinale di Champions League raggiunta nel 2004 rimarrà il risultato più importante per il Depor, che conoscerà nei decenni successivi anche lo spettro della retrocessione

Come già anticipato per le nazionali, la Turchia si apre al nuovo decennio con risultati sicuramente importanti: prima dell’Europeo, nel 2000 il calcio turco fu protagonista in campo in campo internazionale grazie alla vittoria del Galatasaray in Coppa Uefa, nella finale del Parken Stadium di Copenaghen vinta ai rigori contro l’Arsenal di Wenger, di Henry, Vieira, Overmars, Bergkamp, Petit. Il Galatasaray replicherà in chiave internazionale nell’agosto del 2000 vincendo la Supercoppa Europea contro il Real Madrid per 2-1 con la doppietta di un grande centravanti da “campionati minori”: Mario Jardel. Il calcio turco non darà continuità nei decenni successivi dimostrando di non riuscire a costruire un sistema vincente e credibile in campo internazionale.

Cosa resta di questi anni Duemila

Come bisognava aspettarsi, il quadro delle principali nazionali europee ha subito profondi cambiamenti in questi 20 anni dal primo Campionato Europeo del ventunesimo secolo. I rapporti di forza sono notevolmente cambiati anche se sono rimaste alcune costanti. Una di queste è la Francia che ha aperto e chiuso questo ventennio vincendo: i blues si sono aggiudicati la Coppa del Mondo del 2018 in Russia. La nazionale transalpina ha mantenuto un alto livello quasi per tutti i 20 anni toccando il punto più basso con il disastroso Mondiale del 2010 che mise fine alla generazione nata negli anni ‘70. Da qui seguì una rivoluzione che diede il via progressivamente ad una nuova generazione vincente.

Non è riuscita invece a restare ai vertici l’Italia che, dopo il trionfo mondiale del 2006, ha subito un deciso declino:  ad eccezione di una finale europea persa nel 2012, gli azzurri hanno ottenuto solamente risultati deludenti nel secondo decennio, in particolare nei Campionati del mondo.  Dopo due eliminazioni consecutive alla fase a gironi infatti è arrivata addirittura il mancato accesso all’ultima edizione del 2018. L’Italia ha sofferto enormemente il mancato ricambio generazionale che non ha regalato altrettanti fuoriclasse come era stato per le precedenti generazioni nate prima degli anni 90. Simile cammino per l’Olanda che, a differenza dell’Italia, ha continuato a non vincere alcun trofeo internazionale nemmeno nel nuovo secolo: per gli orange l’unico successo nella loro storia rimane l’Europeo del 1988.

Le nazionali che hanno tratto maggior giovamento da questa fase storica sono senza dubbio Germania, Spagna e Portogallo. I tedeschi, dopo il necessario cambiamento di inizio secolo, hanno saputo rialzarsi con basi solide e nuovi campioni puntando molto su quelli naturalizzati (così come la Francia), e un allenatore come Joachim Lowe sulla panchina ininterrottamente dal 2006. Questa nuova spinta generazionale ha portato la nazionale a vincere il Mondiale nel 2014 dopo diverse finali e semifinali perse nelle precedenti competizioni internazionali mentre l’ultima edizione mondiale in Russia ha rappresentato un primo campanello d’allarme sulla durata di questo ciclo.

La selezione più vincente degli ultimi anni è stata senz’altro la Spagna, capace di portarsi a casa un Mondiale e due Europei consecutivi riuscendo a compensare le tante delusioni storiche e le mancate premesse dei precedenti decenni. L’esplosione dei fuoriclasse nati negli anni ‘80 come Xavi, Iniesta, Ramos, Pique, Villa e molti altri hanno sicuramente rivoluzionato il gioco del calcio in questo arco di tempo. Un’altra nazionale che ha cambiato il suo corso con la storia è il Portogallo che ha dato continuità alle buone premesse agli inizi del Duemila e si è stabilizzato tra le prime nazionali al mondo. Questa crescita è culminata con la vittoria dell’Europeo del 2016 in finale contro i padroni di casa della Francia. I lusitani hanno contato perennemente su calciatori di grandissima tecnica e lo step definitivo è avvenuto grazie all’aggiunta dello strapotere tecnico e fisico di Cristiano Ronaldo.

Una costante, ma in negativo, è rappresentata dall’Inghilterra che nonostante rose di altissimo livello non ha mai raggiunto le vette attese. Il massimo risultato raggiunto è stata una semifinale nei Mondiali in Russia, troppo poco per una nazionale che ha potuto contare su nomi come Beckham, Gerrard, Lampard, Scholes, Terry o Rooney. Guardando alle outsider, se ad Euro2000 potevano essere considerate tali squadre come Turchia, Repubblica Ceca o Serbia (che all’epoca si chiamò Repubblica di Jugoslavia), ora in questa categoria possono rientrare nazionali come Croazia, Galles, Islanda e Belgio. Per quest’ultima si attende ancora il grande passo tra le big vista l’enorme ricchezza tecnica a disposizione. 

Per quanto riguarda i club, l’analisi dei fatti calcistici di questi 20 anni ci proietta verso considerazioni conclusive interessanti. In primis, se  prendiamo in analisi i campionati nazionali, non possiamo fare a meno di soffermarci sul ruolo che hanno avuto l’avvento delle proprietà estere nel riassetto della geografia calcistica in Inghilterra e Francia, con riferimento a Chelsea, Manchester City e Paris Saint Germain.

In Premier League
, al tradizionale duopolio Manchester United – Arsenal dei top manager Ferguson e Wenger a cavallo tra il XX e il XXI Secolo si è sostituito il tridente Manchester United, Chelsea (rilevato da Abramovich nel 2003), Manchester City (acquisito dallo Sceicco Mansour nel 2008), le uniche squadre ad aver vinto il campionato dalla stagione 2004-2005 a oggi, fatta eccezione per il miracolo Leicester del 2016. L’Arsenal, che non vince il campionato dal 2004, ha progressivamente perso terreno, nonostante in questo decennio abbia vinto 3 volte in FA Cup. L’avvento delle proprietà estere, se in un primo momento ha contribuito ad allargare il parco delle regine d’Inghilterra, dall’altro ha comportato la formazione di un ristretto oligopolio, che oggi conta tra le sue fila anche il Liverpool di Klopp. 

In Francia, dopo il dominio del Lione, campione incontrastato dal 2002 al 2008, e gli “interregni” di Bordeaux (2009), Marsiglia (2010), Lille (2012) e Montpellier (2012), dal 2013 la Ligue 1 è stata dominata in maniera monopolistica dal PSG, rilevata nel 2011 dal fondo Qatar Investment Authority, che, tranne la parentesi del Monaco di Jardim nel 2017, ha vinto 7 degli ultimi 8 campionati. 

In Italia, si è assistito alla grande bolla di inizio millennio, con le vittorie consecutive delle romane nel 2000 (Lazio) e nel 2001 (Roma) ma che non hanno saputo creare un ciclo vincente, mancando la possibilità di porsi in maniera stabile come realtà alternative a Juventus, Inter e Milan, in linea con quanto successo esattamente dieci anni prima, con il secondo e ultimo scudetto del Napoli (1990) e quello della Sampdoria l’anno successivo (1991), che poi hanno lasciato spazio al duopolio Milan – Juventus.  Dal post Calciopoli, in Serie A si sono succeduti due grandi cicli, intervallati dalla vittoria del Milan nel 2011: quello dell’Inter, diviso al suo interno dalla gestione Mancini e dal biennio Mourinho, e quello tuttora regnante della Juventus, iniziato nel 2012 con Conte e proseguito da Allegri fino al 2019.

Se prendiamo in considerazione le competizioni internazionali, possiamo osservare questi primi vent’anni del XXI Secolo secondo due grandi prospettive. La prima è sicuramente il declino del movimento calcistico italiano in termini di risultati nelle coppe europee. Dopo il successo del Parma nel 1999, nessuna squadra italiana è più arrivata ad alzare la Coppa Uefa / Europa League, con i grandi rimpianti del 2014, l’eliminazione della Juventus per mano del Benfica, e del 2015, con il Dnipro vittorioso in semifinale sul Napoli di Benitez. Allo stesso tempo, se Milano città ha portato entrambe le squadre a vincere 3 edizioni della Champions League e due titoli mondiali tra il 2003 e il 2010, dal 2011 nessuna italiana ha più trionfato in Champions League, nonostante le due finali giocate dalla Juventus (2015 e 2017): tranne il caso isolato della semifinale raggiunta dalla Roma nel 2018, nessuna italiana, ad eccezione dei bianconeri, è stata mai una reale candidata a raggiungere la finale di Champions League, in netto contrasto con le 8 finali raggiunte negli anni Novanta e le 4 del periodo 2003-2010.

La seconda prospettiva tramite il quale leggere l’evoluzione del calcio da Euro 2000 a oggi è la polarizzazione delle competizioni europee lungo l’asse Inghilterra-Spagna di questi anni Duemiladieci.

Se nel decennio 2000-2009 in Europa League hanno trionfato ben 7 nazioni, come la Turchia (il Galatasaray nel 2000), l’Inghilterra (il Liverpool nel 2001), l’Olanda (il Feyenoord nel 2002), il Portogallo (il Porto nel 2003), la Spagna (il Valencia nel 2004 e il Siviglia nel 2006 e nel 2007), la Russia (il CSKA nel 2005 e lo Zenit nel 2008) e l’Ucraina (lo Shakhtar nel 2009), nel decennio 2010-2019 Inghilterra e Spagna si sono spartite 9 edizioni dell’Europa League, con il Siviglia campione in tre occasioni (2014, 2015 e 2016) così come l’Atlético Madrid (2010, 2012 e 2018), mentre due volte il Chelsea (2013 e 2019) e una volta il Manchester United (2017). In Champions League, se nel decennio 2000-2009 la Spagna ha vinto 4 edizioni, Italia e Inghilterra 2, mentre Germania e Portogallo una, nel decennio 2010-2019, la Spagna ha trionfato in ben 6 occasioni con Barcellona (2011 e 2015) e Real Madrid (2014, 2016, 2017 e 2018), seguita dall’Inghilterra con 2 (il  Chelsea nel 2012 e il Liverpool nel 2019), mentre le vittorie dell’Inter (2010) e del Bayern Monaco (2013) non hanno avuto continuità. Il dominio spagnolo ha di fatto caratterizzato gli anni Duemiladieci tra club e nazionale, che sommato alle 4 finaliste inglesi delle due competizioni europee del 2019 conferma la polarizzazione e la tendenza alla formazione del duopolio calcistico anglo-spagnolo che sta attraversando il calcio europeo.