Grandi calciatori dopo i 30 anni: quando il livello si abbassa troppo presto

Campioni, ma non di longevità. Quante volte abbiamo assistito alle gesta di fuoriclasse durati però troppo poco nell’arco della loro carriera. Il calcio degli ultimi 15-20 anni è pieno di questi esempi. Spesso, nelle disamine sui calciatori di un determinato periodo storico, si dibatte se considerare o meno il “parametro” del tempo in cui un campione si è espresso ai suoi massimi livelli.  In particolare, sono diversi i grandi calciatori dopo i 30 anni che non sono riusciti a mantenere uno standard elevato.

Alcuni di loro hanno bruscamente rallentato il loro rendimento a causa di gravi infortuni, per altri invece ha pesato il passaggio ad un altro club; altri ancora hanno avuto un deciso calo, una volta superati i famigerati trenta, lasciando i palcoscenici più prestigiosi per andare a militare in campionati storicamente meno competitivi.

Calciatori dopo i 30 anni in netto calo: #1 KAKA

Kaka con la maglia del Milan

Uno degli esempi più lampanti di calciatori dopo i 30 anni calati di rendimento è senza dubbio Ricardo Izecson dos Santos Leite, meglio conosciuto come Kaka. Fantasista brasiliano dalle eccellenti doti tecniche e dalla straordinaria progressione palla al piede, con la maglia del Milan ha illuminato San Siro per tutti i sei anni nei quali ha militato nel club rossonero. Le sue prestazioni a Milano, oltre a vincere praticamente tutto con la sua squadra, gli sono valse il Pallone d’oro nel 2007. Proprio quell’anno rimase il punto più alto della sua carriera, pur continuando a fare cose eccelse anche nei due anni successivi. La svolta, ma non in positivo, della sua carriera arrivò nel 2009, a 27 anni, quando passò alla corte del Real Madrid: tutto lasciava pensare all’inizio di una seconda fase altrettanto florida della sua vita da calciatore. Così non fu.

Con le merengues Kaka non riuscì mai ad avere una continuità, sia di rendimento che di presenze, sulla scia di quanto fatto al Milan. Le stagioni a Madrid furono quattro – dal 2009 al 2013 – ma i numeri furono tutt’altro che positivi: 120 presenze (ma molte meno da titolare) e 29 gol. A complicare le cose anche gli infortuni: già nel suo primo anno in Spagna – dove comunque fece vedere alcune cose buone rispetto alle successive annate – Kaka si è accomodato diverse volte in tribuna anche a causa della pubalgia. La stagione successiva è stata condizionata dall’intervento al menisco. Il calo vero e proprio ha inizio dal Mondiale sudafricano del 2010 in poi. Nell’estate del 2013, a 31 anni, fece ritorno al Milan per una stagione ma i numeri non furono più quelli di un tempo e a fine campionato tornò a giocare in Brasile prima e negli Usa poi. È evidente come dal suo trasferimento al Real, ben prima di aver compiuto 30 anni, le cose non siano più andate come negli anni precedenti.   

#2 SHEVCHENKO

Shevchenko nella sua seconda avventura alla Dinamo Kiev

Anche Andriy Shevchenko vinse il Pallone d’oro con la maglia del Milan: era il 2004 e il centravanti ucraino era tra i più forti giocatori al mondo. Classe ’76, arrivò in Italia a 22 anni dopo essersi messo in luce nelle precedenti cinque stagioni alla Dinamo Kiev. Che Sheva fosse un attaccante fuori dal comune si era visto sin da subito: zero problemi di adattamento al calcio italiano e 29 gol complessivi al primo anno in Serie A. E i numeri, per le successive sei stagioni, sono sempre stati di quell’entità. Proprio come Kaka, l’addio al Milan nel 2006 (a 30 anni) ha rappresentato per l’ucraino l’inizio di una fase discendente della sua carriera. La sua nuova avventura al Chelsea infatti non è mai decollata – caratterizzata da pochi gol e molte panchine – a tal punto da vedere l’epilogo dopo soli due anni quando fece ritorno proprio al Milan nel 2008. Ma la seconda storia d’amore con i rossoneri trascorse nell’anonimato (solo 2 gol, nessuno dei quali in campionato) durando un solo anno. La parte finale della carriera si chiuse dove era iniziata, alla Dinamo Kiev.

#3 CRESPO

Crespo ai tempi del Parma: stagione 1998-99

Altro strepitoso attaccante che ha segnato gli ultimi decenni calcistici è Hernan Crespo. Il centravanti argentino ha fatto in Italia le fortune soprattutto di Parma, Lazio e Inter, con una parentesi positiva al Milan. Una volta arrivato nel campionato italiano, Crespo ha segnato 129 gol tra la fine degli anni 90 e gli inizi del Duemila con le maglie di Parma e Lazio vincendo anche una Coppa Uefa da protagonista nel ’99. Dopo due discrete stagioni con Inter e Chelsea arrivò in prestito al Milan nel 2005, all’età di 30 anni. Quella del 2004/05 può essere considerata come l’ultima annata condotta su elevati livelli dal punto di vista realizzativo: 18 gol complessivi in maglia rossonera compresa la doppietta nella sportivamente drammatica finale di Champions League a Istanbul. In tutte le successive stagioni, l’unica eccezione venne rappresentata dal 2006/07 quando Crespo fece ritorno all’Inter: 14 gol nel famoso campionato post calciopoli dove la competitività non era molto elevata visti gli stravolgimenti della precedente estate.

Per quanto riguarda la nazionale gli ultimi squilli importanti di Crespo vennero dati in occasione del Mondiale 2006 con tre gol segnati, di cui uno agli ottavi contro il Messico. Altro caso di un attaccante che ha smesso di segnare abbastanza presto ai livelli ai quali aveva abituato il grande pubblico.

#4 SNEIJDER

Wesley Sneijder con la nazionale olandese

Chi probabilmente avrebbe meritato il Pallone d’oro nel 2010 è Wesley Sneijder, entrato nel cuore di tutti i tifosi dell’Inter per quella strepitosa stagione del triplete, la sua prima in nerazzurro. Il top della forma è stato raggiunto dal centrocampista olandese durante i suoi anni con Ajax, Real Madrid e, appunto, Inter. Quel 2010 però è rimasto il punto più alto raggiunto da Sneijder: le sue due successive stagioni non furono sullo stesso livello e nel gennaio del 2013 si trasferì al Galatasaray, approdando così in un campionato “minore” a soli 28 anni. Dopo qualche buona stagione in Turchia e una parentesi decisamente deludente al Nizza, il centrocampista olandese abbandonò definitivamente il calcio europeo a 33 anni accasandosi in Qatar per gli ultimi anni della carriera.

#5 TORRES

Torres nei suoi anni al Chelsea

Un caso davvero difficile da spiegare rimane quello di Fernando Torres. Attaccante spagnolo capace di far innamorare ogni appassionato di calcio grazie alle sue prestazioni con l’Atletico Madrid e il Liverpool negli anni Duemila. 172 gol segnati in tutto il decennio ma il suo rendimento calò bruscamente con il passaggio a quello successivo. Il turning point della sua carriera diventa il trasferimento al Chelsea nel gennaio 2011, all’età di 26 anni. L’approdo a Londra doveva rappresentare la fase clou della sua vita da calciatore ma i numeri da lì in poi subiscono un netto ridimensionamento in termini di presenze e gol. Con i blues non lascia il segno, ad eccezione di un’Europa League vinta da protagonista nel 2013, e a 30 anni si trasferisce al Milan dove l’avventura dura solo 6 mesi. Al suo ritorno all’Atletico Madrid, gli standard non sono più quelli di un tempo e in 4 anni va in doppia cifra soltanto una volta in campionato. Anche per Torres si può parlare di una carriera da top player durata troppo poco per le premesse fatte vedere nei suoi primi dieci anni da professionista. (Qui un’interessante analisi sul calciatore fatta da Rivista Undici).

Calciatori dopo i 30 anni con parabola discendente: altri esempi

Oltre a questi casi eclatanti il calcio può fornire anche altri esempi di grandi calciatori dopo i 30 anni che non hanno mantenuto i loro standard abituali. Ad esempio Samuel Eto’o, uno dei più forti giocatori della storia recente di questo sport, ha lasciato il palcoscenico principale dell’Europa proprio a 30 anni quando dell’Inter si trasferì all’Anzhi, in Russia. Le brevi parentesi di qualche anno dopo con Everton, Chelsea e Sampdoria non furono nemmeno lontane parenti degli anni d’oro. Oppure Fernando Morientes, che con il Real Madrid dei Galacticos in campo internazionale vinse tre Champions League, andando anche a segno nella finale del 2000, due Supercoppe europee e due Coppe intercontinentali. L’ultima stagione degna da ricordare per Morientes tuttavia fu nel 2007 con il Valencia, a 31 anni, ma i fasti vissuti con la maglia dei blancos erano cessati già da tempo.

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