Il post Wenger e Ferguson: Arsenal e Manchester United ancora alla ricerca di una nuova era

Arsenal post-Wenger

Se si pensa alla storia recente di Arsenal e Manchester United vengono subito in mente due nomi: Wenger e Ferguson, i due simboli che hanno contrassegnato gli ultimi decenni dei due club inglesi. Gunners e Red Devils, dopo aver entrambi vinto molto e regalato grande calcio agli appassionati di tutto il mondo, per certi versi ora hanno anche altro in comune. Il post Wenger a Londra e il post Ferguson a Manchester infatti faticano a prendere forma e ad avere una stabilità nel tempo come successo fino all’addio dei due tecnici dai loro rispettivi club.

Wenger e Ferguson: l’età dell’oro di Gunners e Red Devils

Arsenal e Manchester United, nel rispettivo post Wenger e Ferguson, hanno già cambiato diversi allenatori dopo che per molti anni erano abituati alla solida guida dello stesso manager. Arsene Wenger ha condotto i Gunners per ben 22 stagioni; ancora più lunga è stata l’avventura di Sir Alex Ferguson con i Red Devils, capace di restare al comando dal 1986 al 2013, per un totale di 27 stagioni.

Il tecnico francese ha dato all’Arsenal un’impronta riconoscibile da tutti: un modulo di gioco, spesso vincente, che ha fatto innamorare i più. Con la sua gestione sono arrivati 3 campionati, 7 FA Cup e 7 Community Shield nel nord di Londra.

Sir Alex ha vinto praticamente tutto con lo United. Il manager scozzese ha portato i Red Devils ad essere uno dei club più prestigiosi del mondo grazie alla sua lunga gestione sulla panchina. Il suo palmares ad Old Trafford è impressionante: 13 campionati, 5 FA Cup, 4 Coppe di Lega, 10 Community Shield, e poi 2 Champions League, 2 Coppe delle Coppe, 2 Supercoppe Europee e 2 Coppe intercontinentali/Mondiali per Club.

La storia recente dei due club inglesi, come detto, non è però stata finora all’altezza dei fasti passati. Se per l’Arsenal si tratta ancora di un breve periodo (Wenger ha lasciato la squadra londinese solamente meno di due anni fa), per il Manchester United si può tracciare un quadro più delineato, a 7 anni dall’ultimo anno di Ferguson in panchina.

Il post Wenger nell’Arsenal

La nuova era nel nord di Londra, dopo l’addio del tecnico francese nel 2018, fatica ancora a decollare. Per cercare di mettersi alle spalle le 22 stagioni di Wenger la dirigenza dell’Arsenal aveva affidato l’incarico a Unai Emery, reduce da diversi trofei vinti con il Siviglia. L’avventura dello spagnolo però è stata tutt’altro che da ricordare, durata appena 17 mesi. Al suo primo anno il risultato migliore è stato senz’altro il raggiungimento della finale di Europa League, persa rovinosamente contro il Chelsea (1-4). In Premier i Gunners non sono andati oltre il quinto posto mancando l’accesso alla Champions League. Nessun particolare segno lasciato nelle due coppe nazionali. Unai Emery è stato esonerato lo scorso 29 novembre dopo un inizio di stagione da dimenticare: 8° posto in campionato e primato del girone di Europa League in bilico dopo il ko interno contro l’Eintracht, proprio quello che gli costò la panchina.

Dopo un breve traghettamento di Freddie Ljungberg, è arrivato alla guida dell’Arsenal un altro ex: Mikel Arteta. Superato un inizio incerto la sua squadra sembrava aver trovato la giusta marcia in Premier League prima dello stop forzato dei campionati per l’emergenza Coronavirus (in mezzo l’inaspettata eliminazione in Europa League contro l’Olympiacos).

Per giudicare il (breve) operato di Arteta all’Arsenal è ancora ovviamente troppo presto. Quello che gli viene richiesto è sicuramente un progetto a lungo termine partendo da giovani e ottime premesse come confermato anche dagli ultimi mercati. All’Emirates non vengono acquistati campioni al loro apice ma calciatori di prospettiva come Pepe, Martinelli o Saliba.

Qui un’interessante analisi sugli scenari futuri dell’Arsenal condotta qualche settimana prima della fine dell’avventura di Wenger a Londra.

Il post Ferguson al Manchester United

Dopo aver avuto lo stesso manager per 27 stagioni, i Red Devils hanno visto avvicendarsi quattro allenatori negli ultimi sette anni. Lo United ancora non è riuscito a tornare ai livelli dell’era Ferguson nonostante in questi anni sia arrivata qualche importante vittoria a Old Trafford. Il primo a raccogliere l’eredità di Sir Alex è stato David Moyes. Il tecnico, reduce da ottime stagioni all’Everton, partì subito bene con la vittoria in Community Shield ma venne esonerato prima della fine del campionato conclusosi con un deludente 7° posto.

I successivi due anni furono contrassegnati dalla guida tecnica di Louis Van Gaal: nel primo anno nessun titolo ma venne raggiunta la qualificazione in Champions League. L’olandese si aggiudicò la FA Cup nell’anno successiva ma pagò il quinto posto in campionato e l’eliminazione contro il Liverpool dall’Europa League che gli costarono l’esonero a fine stagione.

Il triennio di José Mourinho fu particolare. Al suo primo anno vinse ben tre coppe: Coppa di Lega, Community Shield e soprattutto l’Europa League. Poi arrivarono le sconfitte in finale di Supercoppa Europea e Fa Cup alla seconda stagione mentre la terza venne interrotta dall’esonero per far posto all’attuale tecnico Ole Gunnar Solskjær.

Nonostante i cinque trofei conquistati in questi sette anni (in particolare con Van Gaal e Mourinho) il Manchester United fatica a trovare una stabilità in panchina come accaduto con Ferguson. In particolare, l’ex manager scozzese partì con alcune stagioni anonime e prive di successi mentre oggi dirigenza e tifosi dei Red Devils hanno dimostrato di saper aspettare meno nel tempo per il raggiungimento dei grandi traguardi.

Il post Wenger e Ferguson per Arsenal e Manchester United: le prospettive di oggi

Ad oggi, Arsenal e Manchester United sembrano trovarsi in una situazione simile nei rispettivi processi di crescita. Entrambe devono ancora trovare la formula giusta dopo le lunghe ere passate. Se i Gunners possono essere ancora alla fase iniziale di questo progetto con Arteta, i Red Devils potrebbero aver trovato in Solskjaer l’uomo giusto per ripartire definitivamente qualora vengano confermati i primi discreti risultati ottenuti dal tecnico norvegese.

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