Il calcio olimpico nei vent’anni 1996-2016: il dominio di Africa e Sudamerica

Competizione internazionale per le selezioni under 23, con la possibilità di convocare 3 fuoriquota, il calcio olimpico sembra vivere in quello spazio ibrido tra nazionale giovanile e nazionale A – le squadre che partecipano vengono infatti chiamate Nazionali Olimpiche di Calcio – con una certezza: l’assenza dell’Europa.

Il calcio alle Olimpiadi vive certamente una condizione di marginalità rispetto al Mondiale FIFA, per due ordini di ragioni: la prima, per una iniziale ammissione di soli giocatori dilettanti fino agli anni Ottanta; la seconda, per la possibilità di convocare calciatori rispettando un limite d’età

L’Olimpiade della svolta fu quella del 1992, l’ultima vinta da una nazionale europea, la prima in cui si stabilì di convocare calciatori under 23. A partire dal 1996 fu permesso ai commissari tecnici di includere tre fuoriquota: gli anni Novanta rappresentano uno spartiacque per quanto riguarda il calcio olimpico, che sul finire del XX Secolo assume la forma per come lo conosciamo oggi. Forse, la relativa gioventù della forma moderna impedisce al calcio olimpico di guadagnare lo status di competizione internazionale maggiore al pari – almeno in Europa – di Mondiali ed Europei.

 Il calcio olimpico nei vent’anni 1996-2016: la golden age delle nazionali africane

Dopo la medaglia d’oro vinta dalla Spagna nelle Olimpiadi di Barcellona ‘92, il calcio olimpico nei vent’anni 1996-2016 è stato dominato dalle nazionali africane e sudamericane

Alle Olimpiadi di Atlanta ‘96 le sudamericane Argentina e Brasile si presentano con dei veri e propri dream team. L’Albiceleste può fare affidamento su un centrocampo e attacco fatto da calciatori che saranno l’ossatura della Serie A tra la fine degli anni Novanta e Duemila: Almeyda, Ortega, Simeone, Zanetti, Sensini, Claudio López, e soprattutto, Hernán Crespo, capocannoniere del torneo insieme al brasiliano Bebeto.

Il Brasile torna negli Stati Uniti due anni dopo aver vinto il Mondiale nella finale di Pasadena contro l’Italia, con una rosa bilanciata tra un ricambio generazionale che ha investito soprattutto l’attacco, e la continuità rappresentata dai campioni del mondo di USA ‘94. La Seleção si presenta ad Atlanta ‘96 con le nuove leve Roberto Carlos, Rivaldo e Ronaldo (convocato al mondiale di due anni prima senza mai essere sceso in campo), mentre conferma i campioni del mondo Aldair e Bebeto.

L’Olimpiade di Atlanta ‘96 presenta un livello di calciatori altissimo, che di fatto rendono l’edizione americana degna di un mondiale: oltre ai calciatori appena citati di Brasile e Argentina, presero parte all’Olimpiade anche Vieira, Makélélé, Pirès, Candela e Wiltord per la Francia; Raúl e Morientes per la Spagna; Pagliuca, Buffon, Nesta, Cannavaro, e Panucci per l’Italia.

A vincere fu la Nigeria guidata dall’olandese Bonfrère, che potè contare su un insieme di calciatori nati negli anni Settanta e che nella prima metà degli anni Novanta conobbero grande fortuna in Europa (qui un interessante approfondimento sulla Nigeria ad Atlanta ’96). Su tutti, Celestine Babayaro, Victor Ikpeba, Jay-Jay Okocha, e soprattutto l’attaccante classe 1976 Nwankwo Kanu, già campione d’Europa e del Mondo con l’Ajax nel 1995. La Nigeria fece un grande cammino superando in semifinale il Brasile e in finale l’Argentina con due bellissime partite rimaste nella storia: 4-3 ai supplementari sul Brasile in semifinale; 3-2 in finale con l’Argentina con il gol vittoria al ‘90 di Amuneke.

Il dibattito sulla imminente ascesa del calcio africano a livello internazionale trovò conferma 4 anni dopo, alle Olimpiadi di Sidney 2000, le prime del nuovo millennio: a vincere questa volta fu il Camerun, che conquistò l’oro battendo ai rigori la Spagna. La gara fu bellissima e terminò 2-2 nei tempi regolamentari, con la Spagna che si fece recuperare il doppio vantaggio nel giro di 5 minuti.

Il Camerun si presentò al torneo di Sidney 2000 con calciatori che negli anni Duemila vestiranno le maglie più importanti del calcio europeo, come Lauren, Geremi, e il centravanti Samuel Eto’o, autore del gol del pareggio in finale, e che in coppia con Patrick Mboma porterà il Camerun ai successi consecutivi in Coppa d’Africa nel 2000 e nel 2002.

Il calcio olimpico nei vent’anni 1996-2016: il dominio del Sudamerica

Dopo gli Stati Uniti e l’Oceania, nel 2004 le Olimpiadi tornano in Europa, ad Atene. Senza mai raggiungere la medaglia d’oro dal secondo dopoguerra alla fine del XX Secolo, con l’avvento del nuovo millennio il Sudamerica inizia un dominio olimpico che si protrae fino ad oggi, soprattutto grazie ad Argentina e Brasile, con una delle due sempre in finale nelle ultime 4 edizioni.  

Nel 2004 la finale è tutta sudamericana, con l’Argentina di Marcelo Bielsa che conquista la medaglia d’oro superando in finale il Paraguay per 1-0, con gol di Carlos Tevéz, di gran lunga il miglior giocatore del torneo. L’Argentina, dopo la deludente esperienza del mondiale del 2002 (sempre sotto la guida di Bielsa), si presenta ad Atene 2004 con una rosa formidabile, che oltre a Tevéz vanta Mascherano, Heinze e Kily González. Nel 2004 l’Italia, che arriva alle Olimpiadi da campione d’Europa under 21, migliora il quarto posto del 1984 e del 1988 conquistando la medaglia di bronzo, con una rosa fatta dai futuri campioni del mondo Amelia, Barzagli, De Rossi, Gilardino e Pirlo

A Pechino 2008 il livello del calcio olimpico si conferma altissimo, soprattutto grazie ad Argentina e Brasile, che riescono a posizionarsi nel medagliere. A vincere è nuovamente l’Argentina, che si presenta a Pechino con un dream team: oltre a Messi, ci sono Di María, Agüero, Riquelme e Lavezzi. L’Albiceleste ha di fatto dominato il torneo superando in semifinale il Brasile di Ronaldinho, Pato e Thiago Silva con un netto 3-0, e in finale la Nigeria (1-0) con gol di Di María. Tra il 2004 e il 2008, con le vittorie consecutive al Mondiale under 20 e all’Olimpiade, l’Argentina si prende le rivincite sui fallimenti della nazionale A (questo un nostro approfondimento sui grandi centravanti argentini senza vittorie in nazionale maggiore).

Le due olimpiadi del decennio appena trascorso hanno visto un grande protagonista: il Brasile. Se Atlanta ‘96 è stata l’Olimpiade con maggiore qualità negli anni Novanta, Londra 2012 è probabilmente il torneo con il livello più alto degli anni Duemila. I padroni di casa del Regno Unito, oltre alla giovane promessa Aaron Ramsey, si presentano con Ryan Giggs come fuoriquota; il Senegal con un giovane Sadio Mané; l’Uruguay di Oscar Tabárez, terzo al Mondiale sudafricano e campione del Sudamerica in carica, si presenta con un attacco stellare formato da Cavani e Suárez; la Spagna, campione d’Europa con l’under 21 e con la nazionale A, con De Gea, Jordi Alba, Mata, Koke e Isco

La squadra migliore probabilmente fu il Brasile, che portò una under 23 piena di campioni, a partire dai fuoriquota Thiago Silva e Marcelo, passando per Alex Sandro, Lucas, Oscar, Hulk, Pato, le stelle mai esplose Leandro Damião (capocannoniere) e Ganso, e soprattutto Neymar, già campione del Sudamerica con il Santos. Una grande formazione che si arrese nella finale di Wembley al più modesto Messico; quest’ultimo però riuscì a vincere per 2-1 grazie alla doppietta di Peralta. 

L’Olimpiade di Rio de Janeiro del 2016 per il Brasile rappresenta un doppio riscatto: dal secondo posto di quattro anni prima ai giochi di Londra 2012, e soprattutto, dalla cocente sconfitta per 7-1 contro la Germania nel mondiale casalingo di due anni prima. Con l’opportunità di giocare nuovamente un torneo in casa e con la pressione di non poter fallire nuovamente, il Brasile si presenta con una grande squadra, su tutti, Marquinhos, Gabriel Jesus e Neymar, protagonista assoluto della finale contro la Germania, terminata 1-1 e vinta dai verdeoro ai rigori. Neymar fu autore della punizione che portò il Brasile in vantaggio e del rigore decisivo che valse l’oro.

L’assenza dell’Europa

L’analisi degli ultimi 20 anni delle olimpiadi calcistiche ci consente di avanzare delle considerazioni interessanti. Se le squadre africane nel quadriennio 1996-2000, e le sudamericane nel periodo 2004-2016, hanno dimostrato una grande attenzione per le Olimpiadi, che di fatto possono essere considerate come un Mondiale under 23, al contrario, le nazionali europee sembrano non destinare particolare attenzione a questa competizione, e dal nostro punto di vista, la scelta appare poco comprensibile.

Se entriamo nel dettaglio degli anni Duemila, notiamo come i migliori calciatori sudamericani, e del mondo, hanno preso parte alle varie edizioni del torneo: Messi, Di María, Agüero, Cavani, Suárez; Thiago Silva, Marcelo, Ronaldinho, Neymar.

Lo stesso non si può dire delle nazionali europee, che negli anni hanno perso molte occasioni dando priorità ad altre competizioni. Nello specifico, l’Italia nel 1996, neo campione d’Europa under 21 per la terza volta consecutiva; la Spagna nel 2012, campione d’Europa under 21 l’anno precedente e fresca vincitrice di Euro 2012; e il Portogallo nel 2016, secondo all’Europeo under 21 nel 2015 e campione ad Euro 2016. Questa mancata attenzione alle Olimpiadi potrebbe essere dovuta alle modifiche che hanno attraversato la formula del calcio olimpico nel corso del tempo e che si è stabilizzata a partire dagli anni Novanta.

L’obiettivo che si richiede alle nazionali europee è sicuramente quello di operare uno sforzo culturale per consegnare al calcio olimpico lo status di competizione internazionale di prima fascia, a cui destinare gli stessi sforzi di Mondiali ed Europei: da una parte, in virtù del prestigio sportivo dell’evento che trascende la dimensione calcistica; dall’altra, per avere l’occasione di arrivare in fondo ad una competizione internazionale.