Le Olimpiadi di calcio e le nazionali europee: storia recente di un rapporto complicato

Le Olimpiadi di calcio, come si potrebbe intuire dal nome, dovrebbero essere tra le più importanti manifestazioni calcistiche del panorama internazionale. Ma non sempre è così, o almeno non per tutti. Questa impressione è confermata dall’albo d’oro della competizione nella sua storia recente dove l’hanno fatta da padrona le selezioni africane e sudamericane. Le nazionali europee invece spesso hanno trascurato questa competizione o comunque non hanno sempre schierato le loro migliori formazioni.

Olimpiadi di calcio: nessuna vittoria europea negli ultimi vent’anni.

C’è un dato significativo se si guarda l’albo d’oro dei Giochi Olimpici nella loro storia recente: l’ultimo successo di una nazionale europea al torneo olimpico maschile risale al 1992 quando la Spagna, da padrona di casa, si impose in finale sulla Polonia. Inoltre, quella fu la prima Olimpiade estesa agli under-23 e l’ultima senza l’introduzione dei tre fuoriquota in rosa. Dal 1996 in poi, a spartirsi il bottino sono state le selezioni africane e latinoamericane (Nigeria, Camerun, Argentina, Messico e Brasile).

Un aspetto ancor più rilevante del mero dato statistico nel palmares è rappresentato dalle rose portate  dalle nazionali europee nelle varie edizioni di questo arco di tempo. I team del vecchio continente infatti hanno sempre dimostrato una minore attenzione verso il torneo olimpico rispetto alle altre competizioni calcistiche internazionali. Questa poca considerazione mostrata dagli europei ha lasciato il palcoscenico ad altri continenti negli ultimi due decenni. Prima è stato il turno delle selezioni africane che si sono aggiudicate l’oro olimpico sia nel 1996 (Nigeria) che nel 2000 (Camerun), poi è subentrato il dominio del Centro e Sudamerica con le edizioni vinte dall’Argentina nel 2004 e 2008, dal Messico nel 2012 e dal Brasile (in casa) nel 2016.

Ma a cosa è dovuto questo netto sbilanciamento a favore delle nazioni extra-europee? Da quello che si evince guardando alle ultime sei edizioni qualche ipotesi si può certamente ricavare. Innanzitutto è innegabile che tutti i principali attori del calcio europeo diano la priorità ad altri obiettivi durante l’anno: Mondiali ed Europei infatti sono tuttora trattate come le più ambite competizioni riservate alle nazionali. Questo aspetto si può dedurre dai pochissimi campioni che le selezioni europee hanno convocato ai Giochi. Mentre dalle altri del mondo venivano sistematicamente chiamati campioni come Ronaldo, Messi, Ronaldinho, Neymar o Eto’o – solo per dirne alcuni – dall’Europa non si sono quasi mai visti i migliori calciatori del momento calcare i campi olimpici.

E pensare che dal 1992 il torneo è aperto a tutte le selezioni under-23 (con la possibilità di aggiungere un numero massimo di tre “fuori età”). Le nazionali europee ammesse al torneo olimpico sono solitamente le prime quattro dell’ultimo Europeo under-21 (anche se in alcune edizioni l’accesso è stato limitato alle prime tre). In questi ultimi vent’anni si sono viste numerose nazionali giovanili ricche di futuri campioni che hanno vinto gli Europei under-21 o il Mondiale under-20 ma che nello stesso anno non sono riuscite nemmeno lontanamente a ripetersi alle Olimpiadi.

Olimpiadi di calcio: per la generazione d’oro dell’Italia solo un bronzo

Uno degli esempi più significativi di come l’Europa avrebbe potuto fare molto di più in campo olimpico è rappresentato senz’altro dall’Italia. Gli azzurri negli anni 90 ebbero una generazione di giovani vincente. La selezione under-21 allenata dal ct Cesare Maldini portò a casa ben tre Campionati Europei consecutivi tra il 1992 e il 1996. Questo dato lasciava presagire ad un ruolo da assoluta protagonista per l’Italia ai Giochi Olimpici del 1992 e del 1996, in programma qualche settimana dopo i trionfi europei. Non andò così. Alle Olimpiadi di Barcellona ’92 gli azzurri vennero eliminati ai quarti di finale dai padroni di casa spagnoli con il risultato di 1-0 (gol di Kiko).

La delusione ai Giochi di quattro anni dopo ad Atlanta fu ancor più clamorosa. L’Italia campione d’Europa si fermò già ad una fase a gironi tutt’altro che irresistibile con Ghana, Messico e Corea del Sud come avversari. Gli azzurri arrivarono addirittura ultimi nel girone racimolando soltanto una vittoria, inutile, nell’ultima gara contro i coreani. Solo pochi mesi prima quell’Italia conquistò la vittoria all’Europeo under-21. Ma rispetto al torneo continentale gli azzurri si presentarono senza la coppia d’attacco titolare composta da Nicola Amoruso e Francesco Totti con quest’ultimo decisivo sia in semifinale che in finale per il successo europeo. Assenze pesanti che però difficilmente spiegano questa differenza di risultati in così breve tempo considerando che quella rosa aveva nomi del calibro di Buffon, Nesta, Cannavaro, Panucci, Morfeo e molti altri.

Quattro anni dopo, alle Olimpiadi di Sidney 2000, l’Italia arrivò nuovamente in veste di campione d’Europa under-21 ma neanche in questa occasione arrivò una medaglia. Proprio come nel ’92 gli azzurri vennero eliminati ai quarti dalla Spagna e sempre con il risultato di 1-0. Era l’Italia, tra gli altri, di Pirlo, Gattuso, Zanetti e Ventola.

Il calcio giovanile italiano ha vissuto in quegli anni un periodo d’oro e nel 2004 arrivò una nuova vittoria all’Europeo under-21. La nazionale era trascinata da futuri campioni del mondo come Amelia, Barzagli, De Rossi e GilardinoAi Giochi di quell’anno ad Atene arrivò finalmente una medaglia. La nazionale allenata da Gentile conquistò il bronzo grazie al successo sull’Iraq nella finalina con gol di Gilardino. In precedenza gli azzurrini (con Pirlo, Ferrari e Pellizzoli tra i fuori quota) vennero travolti da una grande Argentina in semifinale.  Fu l’ultimo squillo azzurro in un’olimpiade: da lì in poi l’Italia partecipò soltanto a Pechino 2008 (convocando come fuori quota il solo Tommaso Rocchi e nessun campione del mondo di due anni prima, come invece fece ad esempio il Brasile nel ‘96) e si qualificò alle tre edizioni successive rispecchiando così un declino calcistico anche a livello giovanile.

Dalla Spagna al Portogallo: quante occasioni “olimpiche” mancate

Dopo la grande Italia degli anni 90-00 l’Europa ha conosciuto un’altra nazionale giovanile vincente, esplosa sul finire del primo decennio del XXI secolo: la Spagna. Questa generazione di Furie Rosse è cresciuta sulle orme del tiki taka che ha reso celebre in tutto il mondo il gioco del Barcellona di Guardiola. Gli iberici hanno conquistato ben tre Europei under-21 tra il 2011 e il 2019. Eppure nelle Olimpiadi di calcio del decennio appena concluso non è rimasta alcuna traccia.

Il caso sorprendente è sicuramente quello delle Olimpiadi di Londra 2012: in quel periodo il calcio spagnolo era ai suoi massimi livelli. Nello stesso anno la nazionale maggiore vinse il suo secondo Europeo consecutivo, mentre l’Under-21 era campione in carica di categoria dal 2011 e si sarebbe ripetuta anche nella successiva edizione del 2013. A livello giovanile il dominio spagnolo si verificò anche con l’Under-19, campione d’Europa nel 2011, 2012 e 2015. L’oro olimpico era la ciliegina sulla torta mancante e sembrava destinata ad essere conquistata ma quella nazionale (che poteva contare su nomi come Jordi Alba, De Gea, Koke, Isco e i fuori quota Javi Martinez, Adrian Lopez e Mata solo per citarne alcuni) venne eliminata subito in maniera clamorosa. La Spagna fece solo un punto e non segnò nemmeno una rete contro Honduras, Marocco e Giappone: impensabile alla vigilia. Quattro anni dopo non arrivò nemmeno la qualificazione al torneo olimpico di Rio.

Altra occasione persa è stata quella del Portogallo. I lusitani nel 2016 avevano vinto l’Europeo per la prima volta mentre l’anno precedente i colleghi dell’Under-21 erano stati fermati solo in finale dalla Svezia. C’erano quindi tutte le carte in regola per conquistare l’oro olimpico a Rio ma arrivò un fragoroso 0-4 contro la Germania ai quarti. Mentre nazionali come il Brasile convocarono giocatori come Neymar e Thiago Silva, il Portogallo non portò nessuno dei suoi fuoriclasse, nè Cristiano Ronaldo nè Bernardo Silva, uno dei pilastri della vittoria dell’Under-21 nel 2015.. E forse i Giochi Olimpici del 2016 spiegano meglio di qualunque fatto la differenza tra l’Europa e il Sudamerica in questo ambito.

Molte aspettative erano riposte nel 2012 anche sulla selezione del Regno Unito, che alle olimpiadi di calcio gareggia con una nazionale unica, e che in quell’anno ebbe la grande occasione di giocare in casa. La nazionale non andò oltre i quarti di finale nonostante la presenza dei gallesi Giggs, Ramsey e Bellamy, e di calciatori come Sturridge, Rose e Richards. Ma anche in questo caso si è notata l’assenza di fuoriclasse inglesi che potessero permettere il salto di qualità alla squadra: campioni come Rooney, Gerrard o Lampard ad esempio potevano essere perfetti per un’occasione unica come quella.

In questi anni poteva fare molto di più anche la Francia, foriera di grandi talenti che hanno portato al titolo mondiale nel 2018. I francesi nel decennio degli anni 10, avevano intrapreso un proficuo rinnovamento e i segni si erano visti già con la vittoria al Mondiale Under-20 del 2013. Due anni dopo il titolo iridato venne conquistato dalla Serbia, che due anni prima trionfò anche nell’Europeo Under-19, ma anche in questo caso nessuna traccia indelebile è stata lasciata ai Giochi.

Olimpiadi di calcio e nazionali europee: le possibili cause di un difficile connubio

La differenza di risultati tra nazionali europee ed extra-europee in questi ultimi vent’anni, come detto, è evidente. In primis, le selezioni africane e soprattutto sudamericane hanno dimostrato una maggiore considerazione e attaccamento alla competizione olimpica. Ciò potrebbe essere ascritto anche ad una differenza culturale: in Europa, subito dopo il Mondiale l’attenzione è rivolta tutta ai Campionati Europei (sia da parte delle nazionali maggiori che di quelle giovanili) togliendo qualche attenzione ai Giochi Olimpici che si svolgono circa due mesi dopo. Inoltre, il calendario non gioca a favore dal momento che ad agosto (periodo in cui è solito disputarsi il torneo olimpico) si è alla vigilia dell’inizio dei campionati per i club che sono sempre abbastanza restii a lasciar partire i propri calciatori.

In futuro sarebbe auspicabile un maggiore peso dato dalle nazioni europee ai Giochi. Da una parte si tratterebbe di un’occasione aggiuntiva per vedere radunati alcuni tra i più importanti fuoriclasse del panorama internazionale; dall’altro darebbe un meritato lustro al torneo calcistico della manifestazione sportiva più importante del mondo, quali sono le Olimpiadi.

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