Gli attaccanti della nazionale italiana e quel record di Riva ancora imbattuto

Attaccanti della nazionale italiana: Roberto Baggio

La storia della Nazionale italiana ha insegnato che storicamente sono mancati goleador prolifici durante Mondiali ed Europei, in particolare negli ultimi 40 anni. Sembra incredibile a dirsi, visti i tanti fuoriclasse soprattutto nel reparto offensivo che hanno reso celebri gli azzurri, ma le statistiche parlano chiaro. Gigi Riva, leggendario centravanti degli anni 60 e 70, è ancora il giocatore italiano con più gol segnati nella storia della nazionale (35).

I centravanti della nazionale italiana e il confronto con i “colleghi” internazionali

Per una nazionale come l’Italia, vincitrice di quattro Campionati del Mondo e di un Campionato Europeo, 35 gol è un dato relativamente basso per riferirsi al capocannoniere della sua storia. Il confronto con le altre selezioni balza subito all’occhio. Basti pensare che la Germania ha in Miroslav Klose il suo centravanti più prolifico della storia con 71 reti, il doppio di Riva. Nella Francia comanda la classifica Thierry Henry (55) mentre per Inghilterra e Spagna la prima posizione è occupata rispettivamente da Wayne Rooney (53) e David Villa (59). Per non parlare del Brasile dove Pelè ha messo a segno 77 reti. Sembrano poi inarrivabili altri due mostri sacri come Messi nell’Argentina (70) e Cristiano Ronaldo nel Portogallo (99) che sono ancora in attività e non hanno alcuna intenzione di fermarsi a questi numeri.

A queste statistiche i nostri attaccanti nemmeno si avvicinano. Inoltre, ad eccezione di Pelè, tutti i goleador sopra citati si riferiscono a periodi storici recenti, in alcuni casi contemporanei (vedi Messi e Ronaldo). Il calcio italiano invece non è riuscito a migliorare numeri che dal punto di vista realizzativo sembravano ampiamente alla portata visto anche il materiale tecnico a disposizione negli ultimi decenni.

La poca continuità realizzativa dei bomber azzurri

Dopo gli anni 70 l’Italia ha vinto, innegabile. Ha vinto i Mondiali dell’82 in Spagna con una cavalcata leggendaria nelle fasi finali; e ha vinto il suo quarto Mondiale in Germania nel 2006 ai rigori contro la Francia. In mezzo a questi due Campionati del Mondo trionfali gli azzurri hanno quasi sempre avuto a disposizione rose composte da fuoriclasse e giocatori formidabili.  Probabilmente l’Italia poteva ottenere molte più vittorie se i suoi migliori centravanti avessero avuto lo score dei colleghi stranieri. Le nazionali azzurre hanno visto succedersi nomi come Baggio, Signori, Vieri, Del Piero, Totti, Zola, Inzaghi, Toni e tanti altri perfettamente in grado di raggiungere i 40 gol in nazionale.

Francesco Totti in nazionale nel 1998

L’Italia rappresenta un caso unico tra le maggiori nazionali calcistiche sotto questo aspetto realizzativo. Tra le cause riconducibili si può ipotizzare la scarsa propensione degli azzurri, nella storia, a cimentarsi in goleade nelle amichevoli e nei match di qualificazione contro le selezioni più abbordabili. Inoltre, la Nazionale ha spesso concentrato le sue energie in un approccio non particolarmente offensivo grazie anche ai tanti campioni avuti in porta e in difesa.

Molti dei bomber o “numeri 10” azzurri non hanno potuto contare su lunghi periodi di continuità in nazionale tra un torneo e l’altro. Già negli anni 80 bomber come Roberto Pruzzo, capace di vincere per tre volte la classifica marcatori della Serie A, non furono presi quasi mai in considerazione dalla nazionale. Tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90 ci si aspettava molto dai “gemelli del gol” Gianluca Vialli e Roberto Mancini: il primo uscì definitivamente dai radar azzurri dopo Italia 90 mentre il secondo disputò una fase finale con la maglia della nazionale solo in occasione degli Europei dell’88.

Ma la continuità in maglia azzurra ha rappresentato un problema anche per i fuoriclasse dei periodi successivi.  Ad esempio Del Piero, nel momento di sua massima forma, non ha reso come doveva nell’Europeo del 96 e, tra alti e bassi, è riuscito ad incidere solamente nel vittorioso Mondiale in Germania. Lo stesso discorso si può fare per Totti che dopo un grande Europeo nel 2000, tra infortuni e squalifiche, è tornato a lasciare il segno soltanto nel 2006. Bomber di razza come Toni e Inzaghi non hanno segnato come ci si aspettava quando hanno avuto l’occasione. Il solo centravanti che poteva dare l’impressione di essere sulla strada giusta era Vieri, capocannoniere azzurro in due Mondiali consecutivi (1998 e 2002) ma con pochi risultati nelle restanti occasioni. Discorso a parte meriterebbe Roberto Baggio, forse l’attaccante che è riuscito per più tempo a mantenersi su alti standard con la maglia della nazionale italiana (tre Mondiali all’attivo) ma con la curiosa statistica di non aver giocato nemmeno un Europeo (nel ’92 l’Italia nemmeno si qualificò).

Alex Del Piero con a maglia della Nazionale nel 1995

Le mancate risposte dalle ultime generazioni di attaccanti

Dopo la generazione dei fenomeni nata negli anni 60 e 70, non sono arrivati eguali fortune dai calciatori nati nelle successive decadi. Tanti talenti nati negli anni 80 da cui ci si aspettava molto, uno su tutti Antonio Cassano, non hanno reso con la continuità necessaria. Nemmeno i tanti attaccanti originari degli anni 90 ai quali l’Italia ha affidato molte delle sue recenti speranze – come Balotelli, Belotti o Immobile –hanno avuto molte occasioni di incrementare il proprio bottino con la nazionale italiana. La cocente eliminazione ai gironi di qualificazione ai Mondiali del 2018 non ha fatto che aumentare l’attesa per l’esplosione di un bomber in grado di emergere a suon di gol nella classifica marcatori. Proprio attaccanti come Belotti e Immobile su tutti cercheranno di invertire questa tendenza in vista dei prossimi Europei nel 2021 (rinviati a causa della pandemia di coronavirus), appuntamento che la loro generazione non potrà più sbagliare.

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