Il post van Basten: i grandi centravanti olandesi e le occasioni perse

Nel 1988 l’Olanda vince l’Europeo nella finale di Monaco di Baviera per 2-0 contro l’Unione Sovietica: dopo il vantaggio di Gullit, ha raddoppiato Van Basten – l’ultimo dei grandi centravanti olandesi degli ultimi decenni a vincere in nazionale. Euro ‘88 rappresenta ancora oggi l’unico successo per gli orange: il post van Basten è stato addirittura testimone delle mancate partecipazioni ai mondiali di Corea-Giappone 2002, Russia 2018 e all’Europeo di Francia 2016 (questo un nostro approfondimento sui grandi centravanti dell’Argentina senza vittorie in nazionale, un caso analogo a quello olandese).

Il grande rammarico resta Euro 2000, torneo organizzato insieme al Belgio: dopo un girone chiuso al primo posto e un quarto di finale dominato contro la Jugoslavia, la squadra di Rijkaard si arrende ai rigori contro l’Italia nella semifinale giocata ad Amsterdam.

I grandi centravanti olandesi: gli anni Novanta

Gli anni Novanta si presentano come una grande opportunità per il calcio olandese, che da una parte ha l’occasione di valorizzare la vittoria di Euro ‘88 per dare continuità ai successi della nazionale; dall’altra, ha la possibilità di poter contare su molti dei suoi calciatori protagonisti con le squadre di club a livello internazionale.

Nel 1988 il PSV Eindhoven di Guus Hiddink vince la Coppa dei Campioni, guidato in campo da Ronald Koeman, che si confermerà nuovamente campione d’Europa nel 1992 con la maglia del Barcellona, autore del gol decisivo nella finale di Wembley contro la Sampdoria. Il Milan accanto al blocco di calciatori italiani che comporrà l’ossatura della nazaionale schiera il trio olandese Rijkaard, Gullit e van Basten, protagonisti delle vittorie in Coppa dei Campioni e in Coppa Intercontinentale nel 1989 e nel 1990.

Ma a partire dalla metà degli anni Novanta inizia anche il ciclo dell’Ajax di van Gaal, che vince la Champions League nel 1995 in finale contro il Milan grazie al gol di Kluivert, e perde la finale l’anno successivo ai rigori contro la Juventus. I lancieri si affermano in Europa grazie a una generazione d’oro di calciatori olandesi nati negli anni ‘70: su tutti, Clarence Seedorf, Edgar Davids, Marc Overmars, il portiere Edwin van der Sar e i fratelli Frank e Ronald de Boer. Negli anni Novanta un grande attaccante si affaccia a livello europeo, vincendo con le maglie di Ajax, Inter e Arsenal: Dennis Bergkamp

Nonostante il grande talento a disposizione, soprattutto in attacco, a Italia ‘90 l’Olanda si ferma agli ottavi di finale in seguito alla sconfitta con la Germania, mentre a Usa ‘94 si arrende ai quarti di finale contro il Brasile: in entrambi i casi, gli orange furono estromessi dai futuri campioni del mondo. Diverso il destino di Francia ‘98, dove una grande Olanda riuscì ad arrivare quarta, perdendo la semifinale ai rigori nuovamente contro il Brasile. Sfortunata la storia agli europei: nel 1992 e nel 1996 gli orange vengono eliminati sempre ai rigori – in semifinale a Euro ‘92 e ai quarti a Euro ‘96.

La semifinale di Francia ’98 tra Brasile e Olanda

La storia dei grandi centravanti olandesi negli anni Novanta sembra quindi attraversata da due fasi: la prima metà del decennio caratterizzata dall’eredità di Euro ‘88, con Gullit e Van Basten protagonisti a Italia ‘90 e a Euro ‘92; la seconda fase invece vede come protagonisti Bergkamp, R. de Boer e Kluivert, che guidano l’attacco della nazionale a partire dal 1994 fino alla fine del decennio.

I grandi centravanti olandesi: gli anni Duemila

Gli anni Duemila si aprono con l’Europeo di Belgio e Olanda, che per gli orange rappresenta una grande occasione persa: ancora una volta, come nel 1992 e nel 1996, anche a Euro 2000 i rigori saranno decisivi in negativo: nella semifinale giocata all’Amsterdam Arena contro gli azzurri l’Olanda, in superiorità numerica, fallisce 5 rigori, di cui 2 nei 120 minuti regolamentari.

Gli anni Duemila sono probabilmente il decennio d’oro per quanto riguarda il ruolo del centravanti: nel 2000 Kluivert vince il titolo di capocannoniere dell’Europeo, che sancisce tra l’altro la sua ultima grande esperienza con la nazionale. Dall’arrivo al Manchester United nel 2001, in Europa si afferma un grande centravanti, tra i migliori degli ultimi decenni: Ruud van Nistelrooy. Nonostante una grande carriera nei club e le vittorie con le maglie di PSV Eindhoven, Manchester United e Real Madrid, van Nistelrooy non avrà lo stesso successo in nazionale, con cui segnerà solamente un gol nella fase finale di un mondiale. Nel 2000 si afferma anche un altro grande centravanti olandese, che proprio all’inizio del XXI Secolo guida il Deportivo La Coruña alla vittoria della Liga: Roy Makaay, protagonista anche con la maglia del Bayern Monaco con cui vincerà tutto in Germania. Per Makaay la nazionale rappresenta una parentesi negativa, con sole 6 reti all’attivo nonostante una carriera da oltre 300 gol nei club.

Nella seconda metà del decennio esplode con le maglie di Heerenveen e Ajax Klaas Jan Huntelaar, che vive un rapporto contraddittorio con la maglia della nazionale: Huntelaar è il secondo marcatore di sempre dell’Olanda con 42 reti ma allo stesso tempo non è mai stato il centravanti principe delle fasi finale giocate, chiuso prima da van Nistelrooy e a partire dagli anni Duemiladieci da van Persie.

Per quanto riguarda i risultati, le semifinali di Euro 2000 e di Euro 2004 rappresentano i piazzamenti migliori, a cui si affiancano delle grandi delusioni, come la mancata qualificazione al mondiale di Corea e Giappone del 2002 e le anonime partecipazioni di Germania 2006 ed Euro 2008 – torneo partito con molte aspettative ma terminato ai quarti di finale per mano della Russia.

In definitiva, gli anni Duemila hanno visto succedersi diverse grandi nazionali olandesi, con van Nistelrooy come attaccante principale, sicuramente tra i migliori al mondo nel periodo 2001-2008: lo stesso van Nistelrooy può essere visto come il simbolo, e maggiore responsabile, della mancata affermazione internazionale dell’Olanda all’alba del XX Secolo. 

I grandi centravanti olandesi: gli anni Duemiladieci

La prima parte degli anni Duemiladieci, tranne la negativa esperienza di Euro 2012, vede l’Olanda assoluta protagonista in campo internazionale, con il secondo posto di Sudafrica 2010 e il terzo posto di Brasile 2014 – torneo con un importante ricambio generazionale per la nazionale olandese.

In entrambe le occasioni l’attacco è stato preso in consegna da Robin van Persie, il miglior marcatore della storia della nazionale olandese con 50 gol. L’ex calciatore di Arsenal e Manchester United ha vissuto una prima parte di decennio da assoluto protagonista, affermandosi come uno dei migliori centravanti al mondo e mettendo la firma sull’ultimo titolo inglese del Manchester United di Sir Alex Ferguson. Robin van Persie è stato l’ultimo dei grandi centravanti olandesi del post van Basten, parte di quella generazione di calciatori nati negli anni Ottanta che ha riportato l’Olanda a giocare una finale internazionale dal 1988, come Arjen Robben e Wesley Sneijder.

Dopo l’esperienza di Brasile 2014 l’Olanda ha iniziato un lento declino che l’ha estromessa dalle partecipazioni a Euro 2016 e al mondiale di Russia 2018, senza trovare continuità in panchina: dopo van Gaal, si sono succeduti Hiddink, Blind (seguito da Grim per un periodo brevissimo) Advocaat e Koeman.

Con la fine del decennio l’Olanda ha intrapreso un nuovo percorso che l’ha portata al secondo posto in Nations League e alla qualificazione ad Euro 2020 che si giocherà il prossimo anno. Nonostante uno dei migliori reparti difensivi al mondo, composto da van Dijck, de Vrij e de Ligt, e un centrocampo interessante in cui spunta il nome di Donny van De Beck, il reparto offensivo fatica a trovare un attaccante sulla scia dei grandi centravanti olandesi degli ultimi trent’anni: Memphis Depay, classe 1994, sembra il prodotto migliore. 

Le molte occasioni perse

Dal post van Basten a oggi i migliori centravanti olandesi sono stati sicuramente van Nistelrooy e van Persie: se quest’ultimo è stato protagonista con la nazionale contribuendo al secondo e al terzo posto mondiale degli orange nel 2010 e nel 2014,  quella di van Nistelrooy può essere considerata come una grande occasione persa sia per l’Olanda che per il calciatore stesso. Campione in patria, in Inghilterra e in Spagna, capocannoniere in Eredivisie, Premier League e Liga, e addirittura 3 volte in Champions League, van Nistelrooy ha segnato solamente un gol nelle fasi finali di un mondiale, senza mai vincere nulla in ambito internazionale nonostante i successi in campionati diversi.

La doppia eliminazione nel biennio 2004-2006 per mano del Portogallo e la cocente sconfitta ad Euro 2008 ai quarti di finale contro la Russia possono essere considerate come un momento negativo all’interno di una grande carriera per van Nistelrooy, e un passo falso per una nazionale che poteva contare su uno dei migliori centravanti andati in scena nel calcio europeo degli ultimi 3 decenni.