La svolta dell’Arsenal, giovane e titolata

il gol di Giroud in Community Shield

Se c’è una cosa che non è mancata all’Arsenal negli ultimi anni, sono certamente i trofei. Con la fresca vittoria della Community Shield ai danni del Liverpool, i Gunners si sono aggiudicati il loro ottavo titolo nelle ultime sette stagioni. Il dato assolutamente rilevante è che il club londinese ha sempre vinto almeno un trofeo dalla stagione 2013-14 con l’unica eccezione dell’annata 2018-19 contrassegnata dalla sconfitta in finale di Europa League contro il Chelsea.

Dalla finale di Champions League persa nel 2006 ai trofei degli anni Dieci

Le statistiche comunicano diversi elementi interessanti. Innanzitutto la cronistoria del club ha subito una vistosa trasformazione negli ultimi 8 anni se confrontata con le precedenti otto stagioni. Il periodo 2014-2020 è caratterizzato da molti trofei nazionali vinti (4 FA Cup e altrettante Community Shield) mentre non ne era arrivato nessuno dal 2005 al 2013.

2005-2013: Arsenal di Champions ma senza trofei

L’ultima grande vittoria dell’Arsenal di Wenger risale al memorabile campionato del 2004, vinto senza nemmeno una sconfitta e per questo nota come la stagione degli “Invincibili”. Da quel momento in poi la vittoria di un trofeo da aggiungere al già ricco palmares sembrava essere diventato un problema nonostante il club riuscisse a piazzarsi stabilmente tra le prime 4 della Premier League e a disputare da protagonista la Champions League (nel 2006 arrivò la sconfitta in finale contro il Barcellona di Ronaldinho). L’assenza di nuovi trofei però non rese l’Arsenal un club di prestigio inferiore rispetto agli altri. I Gunners in quel periodo lottarono costantemente ai vertici del calcio inglese ed europeo. Un arco di tempo che ricorda da vicino quello che stanno attraversando gli acerrimi nemici del Tottenham, stabilmente in Champions League (con tanto di finale persa nel 2019) con una rosa di primo livello ma a secco di titoli dal 2008.

2014-2020: l’era delle coppe e delle supercoppe

Il cambio di passo arrivò nella fase finale dell’era Wenger ovvero dalla vittoria in FA Cup nel 2014 che ruppe questo tabù. È interessante notare come da allora il cammino dell’Arsenal sembra aver preso una piega completamente opposta alla precedente. Già negli ultimi anni con il tecnico francese in panchina arrivarono i primi piazzamenti al di fuori delle prime quattro del campionato, diventata una costante nelle ultime stagioni. La qualificazione alla Champions League, arrivata ininterrottamente dal 1998 al 2016, manca infatti all’Emirates Stadium da quattro stagioni di fila. In compenso i Gunners hanno potuto festeggiare diversi successi tra coppe e supercoppe.

Le celebrazioni per la vittoria in Fa Cup del 2014

Dopo l’ FA Cup del 2014 l’Arsenal ha cominciato a prenderci gusto vincendo subito la Community Shield e bissando il successo sempre in coppa. Nella stagione successiva arriva una nuova Community Shield. Nel 2016-17 ricomincia il giro con la vittoria di un’altra FA Cup e della successiva supercoppa nell’agosto del 2017. L’unica annata senza titoli è stata quella del 2018-19 dove comunque i Gunners hanno raggiunto la finale di Europa League contro il Chelsea, testimonianza di come la squadra riesca ad arrivare stabilmente in fondo alle coppe. Al termine dell’ultimo campionato è arrivata la conquista della 14° FA Cup della storia e la stagione corrente si è aperta nel migliore dei modi con il successo in Community Shield ai rigori contro il Liverpool campione d’Inghilterra.

La nuova politica societaria dell’Arsenal

Da una parte quindi un periodo fatto di piazzamenti e ruoli di primo piano a livello nazionale e internazionale, dall’altro una serie di successi anche a costo di rimanere fuori dall’Europa che conta. Ovviamente una cosa non esclude l’altra ma vedendo il modo in cui è stata allestita la squadra anno dopo anno sembrerebbe che l’Arsenal sia diventata, almeno per il momento, adatta più per le coppe che per il campionato.

Da molto tempo ormai l’Arsenal ha scelto di puntare su una squadra formata prevalentemente da giovani di prospettiva come si evince dal mercato di questi anni. Raramente la società capeggiata dalla Kroenke Sports & Entertainment ha strapagato top player nell’apice della sua carriera: l’eccezione può essere individuata nei 64 milioni per Aubameyang mentre le uniche altre spese ingenti sono state per Pepè (80 mln) e Lacazette (50), calciatori che ancora devono esprimere tutto il loro potenziale.

La politica della società sembra chiara. Basta con le tante cessioni di calciatori potenzialmente fondamentali per la crescita del club, e progetto a medio-lungo termine con tanti giovani di qualità dalle prospettive più che interessanti (Maitland-Niles, Willock, Guendouzi, Saka o Nketiah per citarne alcuni). Nelle competizioni con poche partite l’organico ha già dimostrato di saper arrivare in fondo, per traguardi ancora più grandi sembra solo questione di tempo.