Serbia e Bosnia, le delusioni di Euro 2020

Serbia e Bosnia: le delusioni di Euro 2020

Gli spareggi per la qualificazione agli Europei hanno dimostrato ancora una volta come l’alto tasso tecnico a propria disposizione non sia garanzia di successo. È il caso di Serbia e Bosnia, tra le delusioni di Euro 2020, che nonostante calciatori dal talento indiscusso tra le proprie fila hanno fallito ancora una volta l’accesso alla fase finale di una grande competizione internazionale.

Le delusioni di Euro 2020. Serbia bella ma inefficace: da vent’anni fuori dagli Europei

Il periodo buio della Serbia dura ormai molto tempo e la sconfitta quasi inaspettata di questi giorni contro la Scozia non fa che prolungare ulteriormente questa fase. La nazionale allenata da Ljubisa Tumbakovic aveva superato la semifinale playoff lo scorso ottobre grazie alla vittoria ai supplementari contro la Norvegia. Un mese dopo però è arrivata la doccia fredda contro gli scozzesi, stavolta ai rigori.

Ancora una volta, quindi, la nazionale serba dovrà restare fuori dalla fase finale dei Campionati Europei. Un’esclusione che dura ormai da vent’anni: l’ultima partecipazione risale infatti al lontano 2000 quando la nazionale partecipò ancora con il nome di Jugoslavia. Da lì in poi sono arrivate solo delusioni dalle qualificazioni. Discorso simile per i Campionati del Mondo dove la qualificazione alla fase finale arrivò nelle edizioni 2006, 2010 e 2018 ma con scarsi risultati ottenuti al girone rispetto alle aspettative iniziali.

Rimane difficile spiegare il perché di questa notevole involuzione della nazionale nei risultati se si guarda ai suoi calciatori. La nazionale jugoslava è sempre stata una realtà stabile nelle competizioni internazionali e, anche dopo la sua dissoluzione (anche in campo calcistico), la Serbia ha potuto contare su grandi nomi di livello internazionale. Basti pensare alla rosa attuale composta da calciatori protagonisti nelle rispettive squadre europee. A partire dal capitano Aleksandar Kolarov e dal vice Dusan Tadic fino ad arrivare a Luka Jovic, Luka Milivojevic e soprattutto alla sua stella Sergej Milinkovic-Savic. Oltre a loro, molti altri calciatori serbi militano nei principali campionati europei giocando titolari; tra questi anche una ricca schiera in Serie A (oltre ai già citati Kolarov e Milinkovic-Savic anche Vlahovic, Milenkovic, Lukic e Lazovic).

Sergej Milinkovic-Savic con la maglia della Serbia

In questi anni, inoltre, sono passati per la nazionale nomi come Stankovic, Vidic, Matic, Subotic e Ivanovic. Eppure questi calciatori non sono bastati per raggiungere una fase finale dell’Europeo. Dopo Euro 2000 è avvenuta la dissoluzione della Jugoslavia anche in campo calcistico ma la Serbia ha mantenuto sulla carta un tasso tecnico molto alto grazie ai calciatori citati sopra. Indicare quindi la fine calcistica della nazionale jugoslava come la causa principale del decadimento della Serbia in termini di risultati appare abbastanza forzato.

Di certo non ha aiutato il livello del calcio serbo in questi ultimi anni: l’ossatura della nazionale infatti si regge soprattutto sui calciatori di squadre estere. Il campionato non fornisce spesso talenti degni di nota e questo si riflette anche sui risultati dei due principali club, la Stella Rossa e il Partizan Belgrado. La Stella Rossa negli ultimi anni ha disputato le fasi a gironi di Champions ed Europa League (non andando mai oltre) solo dalla stagione 2017-18 mentre il Partizan è riuscito ad arrivare solo una volta (2016-17) ai sedicesimi di Europa League. Troppo poco.

Le delusioni di euro 2020. Bosnia: dopo la qualificazione a Brasile 2014 una mancata conferma

Nata negli anni ‘90 in seguito alla dissoluzione della Jugoslavia, e impegnata in gare riconosciute dalla FIFA nel 1995, la Bosnia nell’ultimo decennio ha potuto contare su calciatori di indubbio talento che, nonostante la brillante carriera nei club, non sono riusciti a imprimere una svolta ai risultati della nazionale. Considerando la presenza di calciatori di caratura internazionale, considerando le qualificazioni la Bosnia rientra tra le delusioni di Euro 2020.

La qualificazione al mondiale di Brasile 2014 rappresenta l’unica partecipazione a una fase finale di un torneo internazionale per la Bosnia, che nonostante la giovane età ha fallito nuovamente la possibilità di prendere parte a un Europeo. Se guardata a sei anni di distanza, la qualificazione a Brasile 2014 più che un trampolino di lancio per una definitiva affermazione, rappresenta una grande occasione persa. In questi anni, la Bosnia ha potuto contare su due top player internazionali come Edin Dzeko – cannoniere all time della nazionale bosniaca – e Miralem Pjanic, rispettivamente al primo e secondo posto per numero di presenze.

Edin Dzeko con la maglia della Bosnia

Oltre al centravanti della Roma e al centrocampista del Barcellona, in questi anni la selezione bosniaca ha schierato calciatori che militano nei principali campionati europei, come Senad Lulić in Serie A con la Lazio e Vedad Ibišević in Bundesliga tra Hoffenheim, Stoccarda, Hertha Berlino e attualmente allo Schalke 04, che hanno dato entrambi l’addio alla nazionale negli anni scorsi. Oggi, tra i migliori prospetti del nuovo corso ampiamente affermati in Europa, troviamo Sead Kolašinac, che tra Bundesliga e Premier League ha vestito le maglie di Hoffenheim e Arsenal, e Rade Krunić, che sempre in Serie A è approdato in estate al Milan. 

Nonostante ciò, la Bosnia non ha saputo intraprendere un percorso di crescita dopo il mondiale di Brasile 2014, mancando una piena maturazione che le permettesse di affermarsi come una realtà consolidata del calcio europeo. Sostanzialmente, sembra che il calcio bosniaco si regga su un ristretto numero di grandi giocatori, come i già citati Dzeko e Pjanic, senza riuscire a coltivare un percorso di crescita di lungo termine. Ovviamente, essendo una nazionale ancora giovane, bisognerà aspettare qualche anno prima di dare un giudizio più netto. Per ora, oltre ad essere una tra le delusioni di Euro 2020, sembra chiaro come la qualificazione di sei anni fa a Brasile 2014 sia stato più un caso isolato che un punto di svolta per il calcio bosniaco, a quasi trent’anni dalla nascita della nazionale ancora in fase embrionale

Riflessioni conclusive: lo stato di salute del calcio dei Balcani occidentali

Tranne il caso della Croazia, che si è affermata come la migliore nazionale della penisola balcanica centrando un terzo e un secondo posto rispettivamente ai mondiali di Francia ‘98 e Russia 2018, il calcio negli Stati nati dalla dissoluzione della Jugoslavia si trova tutt’ora in una fase di marginalità nel panorama internazionale, che si ripete anche a livello di club. Se la Serbia e la Bosnia sono tra le delusioni di Euro 2020, un elemento di grande interesse è rappresentato dalla qualificazione al prossimo Europeo da parte della Macedonia del Nord, che ha superato nell’ultimo turno di playoff la Georgia per 1-0 grazie al gol di Goran Pandev. In questo caso, sarà necessario monitorare i risultati nel medio-lungo periodo per poter comprendere il contributo che apporterà la Macedonia del Nord al calcio della regione dei Balcani occidentali. 

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