Euro 2020 come ultima chiamata: il percorso della Spagna

Con la conclusione dei playoff si delinea il quadro completo delle 24 partecipanti che prenderanno parte al prossimo Europeo che si disputerà nei mesi di giugno e luglio 2021. In questo caso, sembra possibile pensare a Euro 2020 come ultima chiamata per una nazionale come la Spagna, che dopo aver vinto tutto nel quadriennio 2008-2012 in campo europeo e mondiale, sembra non essere riuscita a coltivare un ricambio generazionale che all’inizio del decennio scorso aveva nutrito grandi speranze con le vittorie consecutive agli europei under 21 del 2011 e del 2013. 

Euro 2020 come ultima chiamata: la Spagna della generazione d’oro

Con la vittoria di Euro 2008, la Spagna, allora guidata da Luis Aragonés, inizia un ciclo vincente trascinata da una generazione di calciatori nati negli anni Ottanta che faranno le fortune non solo della nazionale, ma anche dei rispettivi club per oltre un decennio. Dopo il successo in finale sulla Germania grazie al gol di Torres, con l’arrivo in panchina di Vicente del Bosque le furie rosse compiono un ulteriore salto di qualità arrivando alla conquista del primo – e unico – titolo mondiale a Sudafrica 2010 e confermandosi campioni d’Europa nel 2012. 

Parallelamente con le vittorie della nazionale, il calcio spagnolo inizierà un dominio che troverà un’estensione anche nei club a cavallo tra gli anni Duemila e Duemiladieci, culminate con le vittorie in Champions League di Barcellona e Real Madrid e in Europa League del Siviglia. In questo scenario, calciatori come Casillas (1981), Puyol (1978), Sergio Ramos (1986), Piqué (1987), Xavi (1980), Xabi Alonso (1981) Iniesta (1984), David Silva (1986) Fàbregas (1987), Busquets (1988), Villa (1981), Torres (1984), a partire dalla fine degli anni Duemila, in occasione della piena maturità anagrafica, hanno rappresentato una generazione vincente senza precedenti non solamente nel calcio spagnolo ma anche nella storia del calcio internazionale. L’influenza della Spagna deve essere necessariamente considerata, oltre al valore dei calciatori, anche dal punto di vista tecnico-culturale, trovando piena espressione nell’impatto del calcio proposto prima da Aragonés nel 2008 e soprattutto da Guardiola dal suo arrivo a Barcellona a oggi. Uno studio approfondito e di lungo termine sull’evoluzione del calcio trova nella Spagna dei decenni Duemila e Duemiladieci un punto di svolta fondamentale.

La Spagna del post 2008-2012: un ricambio generazionale in attesa della maturazione

Dopo il quadriennio 2008-2012 la Spagna sta trovando delle grandi difficoltà in termini di continuità: dalla deludente eliminazione ai gironi al mondiale di Brasile 2014, alle anonime apparizioni, terminate entrambe agli ottavi di finale, di Euro 2016 e Russia 2018. Quel che sembra aver penalizzato la Spagna è un ricambio generazionale che, almeno per ora, ha tradito le attese. I calciatori nati negli anni Novanta, protagonisti delle vittorie in Under 21 nel 2011 e nel 2013, non sono riusciti ad imprimere un rinnovamento adeguato, come accaduto invece a livello di club.

A partire da queste premesse, possiamo considerare Euro 2020 come ultima chiamata per la Spagna sotto una duplice prospettiva: per i reduci delle vittorie del quadriennio 2008-2012, come Sergio Ramos e Busquets, ormai ampiamente sopra i trent’anni, l’Europeo che si giocherà la prossima estate potrebbe rappresentare l’ultimo torneo internazionale da disputare con la nazionale; per i calciatori nati negli anni Novanta, invece, Euro 2020 deve necessariamente rappresentare il punto di svolta della propria carriera con la Spagna, ancora non pienamente decollata rispetto a quanto accaduto con i club. De Gea (1990), Thiago Alcántara (1991), Koke (1992), Saúl Ñíguez (1994), Asensio (1996) Morata (1992), giunti nella fase della piena maturità della carriera, non possono più rimandare l’appuntamento per una loro definitiva affermazione con la maglia della nazionale. 

Oltre a questi calciatori appena menzionati, sarà interessante osservare il percorso di crescita di due calciatori lungo tutta questa stagione: Mikel Oyarzabal (1997), protagonista di questa prima parte di campionato in Liga con la Real Sociedad; Ferrán Torres (2000), passato in estate dal Valencia al Manchester City per raccogliere l’eredità di Sané e autore di una tripletta nel tennistico 6-0 rifilato dalla Spagna alla Germania. L’elemento da tenere sotto osservazione sarà comprendere non solamente se entrambi possano essere risorsa per Luis Enrique in vista dell’Europeo, ma anche l’espressione di un nuovo corso per il calcio spagnolo.