Vent’anni dal primo Mondiale per Club: sale il gap tra continenti

Sono passati ormai vent’anni dal primo Mondiale per Club anche se la formula attuale è andata in scena per la prima volta nell’edizione del 2005. La massima competizione calcistica per squadre di club ha vissuto nella sua storia momenti di alti e bassi e profondi cambiamenti. Quella di dicembre 2021 sarà l’ultima edizione con il formato vigente: dall’anno seguente, infatti, la competizione si estenderà a 24 squadre appartenenti a tutti i continenti.

La decisione presa dalla FIFA è solo l’ultimo di una serie di tentativi di allargare il torneo a più squadre possibili. Guardando però ai vincitori e ai finalisti degli ultimi due decenni l’obiettivo non può dirsi pienamente raggiunto.  

Vent’anni dal Primo Mondiale per Club: l’esperimento non riuscito del 2000

Se fino alla prima metà degli anni Duemila la coppa era un affare solo tra Europa e Sudamerica, dal 2005 ad oggi la vecchia Coppa Intercontinentale ha lasciato il posto al Mondiale per Club voluto dalla FIFA per coinvolgere tutti i continenti del pianeta. Come detto, però, già nel 2000 venne lanciato il primo esperimento di torneo mondiale tra più squadre provenienti da ogni angolo del pianeta. La FIFA organizzò in quell’anno l’edizione pilota in Brasile. Presero parte al torneo i campioni dei sei continenti più i detentori della Coppa Intercontinentale (Real Madrid) e del paese ospitante (Corinthians).

In questo modo venne perseguito l’obiettivo di una manifestazione calcistica planetaria. Nei fatti però quel torneo non si rivelò un particolare successo. La Coppa Intercontinentale di quell’anno rimase il traguardo più ambito dai club europei e sudamericani; di conseguenza il Mondiale per Club venne affrontato con poca concentrazione sia dal Real Madrid (uscito in semifinale) che soprattutto dal Manchester United, eliminato già al girone. Inoltre il torneo fu caratterizzato dalla rinuncia di diversi club a partecipare; di conseguenza ci furono molte sostituzioni tra le squadre presenti.

L’edizione pilota del 2000 non ebbe futuro, come prevedibile, e la classica Coppa Intercontinentale continuò ad essere il principale punto di riferimento per europei e sudamericani.

Dalla Coppa Intercontinentale al Mondiale per Club: il torneo si allarga ma il gap con l’Europa aumenta

Anche con la formula allargata in vigore dal 2005 gli attori principali sono rimasti i detentori della Champions League e della Copa Libertadores. Questo binomio ha caratterizzato soprattutto i primi dieci anni del Duemila con un’alternanza di vittorie tra europei e sudamericani (in particolare brasiliani e argentini). Dal 2013 si assiste alla scomparsa del Sudamerica dall’albo d’oro ed anche i vincitori delle altre confederazioni risultano non pervenuti. Ne deriva un dominio delle squadre europee, quasi sempre trionfatori con facilità nelle rispettive finali. Da quando esiste il Mondiale per Club i campioni d’Europa hanno sempre risposto presente all’appuntamento con la finale mentre i campioni della Libertadores hanno mancato la qualificazione in quattro occasioni. Le parentesi sono state rappresentate dai congolesi del Mazembe (2010), i marocchini del Raja Casablanca (2013), i giapponesi del Kashima Antlers (2016) e gli emirati dell’Al Ain (2018).

Alla apertura della competizione ad un maggior numero di squadre, quindi, non è corrisposto un maggiore equilibrio nei risultati. Al contrario, gli anni Dieci hanno accentuato ancora di più il divario tra i club europei e il resto del mondo. Un gap che le formazioni sudamericane erano riuscite a colmare fino al decennio precedente tenendo testa ai migliori club del vecchio continente.

Discorso simile si può fare per i rapporti di forza interni al calcio europeo. Il secondo decennio del Duemila ha consolidato la supremazia delle squadre spagnole, in particolare Barcellona e Real Madrid protagoniste in ben sei occasioni. Solo una volta si sono imposte squadre tedesche (Bayern Monaco, 2013), inglesi (Liverpool, 2019) e italiane (Inter, 2010). La differenza con il precedente decennio è evidente se si considera la maggiore varietà di paesi vincitori, rappresentati da club inglesi, spagnoli, tedeschi, italiani, portoghesi, brasiliani e argentini. Ciò si è verificato nonostante l’avvento di grande proprietà estere negli ultimi anni (soprattutto arabi e asiatici) che però non sono ancora riuscite a sovvertire certe gerarchie nell’elitè del calcio europeo. Si pensi soprattutto a Manchester City o Paris Saint Germain, profeti in patria ma ancora potenze incompiute a livello internazionale.  

Dalle vittorie degli anni Duemila al declino dell’ultimo decennio: la crisi del Sudamerica a livello intercontinentale 

A vent’anni dal primo Mondiale per Club, l’andamento delle squadre sudamericane è stato caratterizzato da risultati contrastanti. Nel primo decennio del XXI Secolo, testimone del passaggio dalla Coppa Intercontinentale al Mondiale per Club, l’America Latina ha trionfato in 4 occasioni (considerando anche il prototipo del 2000, vinto dal Corinthians, i successi salgono a 5). Tutte le vittorie sono arrivate da Argentina e Brasile: due titoli per il Boca Juniors nel 2000 e nel 2003, un titolo per San Paolo e Internacional, rispettivamente nel 2005 e nel 2006, in coincidenza con le prime due edizione del Mondiale per Club.  Questo andamento positivo non ha saputo rinnovarsi nel decennio 2010-2019, registrando una sola vittoria, quella del Corinthians nel 2012 sul Chelsea, e fallendo l’approdo in finale addirittura in 4 occasioni. 

Questo scenario ci consente di notare come, in particolar modo nell’ultimo decennio, il calcio sudamericano stia vivendo un periodo di forte marginalità a livello intercontinentale. Le squadre vincitrici della Copa Libertadores non riescono a imporsi in maniera adeguata alla corsa per il titolo mondiale, risultato negativo che sembra confermato anche a livello delle squadre nazionali, dove una sudamericana non vince un campionato del mondo ormai dal 2002 (in questo caso, fu il Brasile). Nelle ultime 4 finali del mondiale, il Sudamerica è stato presente solamente una volta, con l’Argentina nel 2014 – in maniera opposta al calcio olimpico, come abbiamo già documentato nei mesi precedenti

Dall’analisi di questo andamento, è possibile osservare un lento declino del calcio sudamericano parallelamente alla progressiva affermazione dell’Europa. Questa considerazione può essere analizzata sotto diverse chiavi di lettura, che vedono nella continua crescita economica del calcio europeo rispetto a quello sudamericano la tesi principale. Il calcio intercontinentale, negli ultimi vent’anni dal primo Mondiale per Club, sembra coincidere pienamente con il calcio europeo. I campionati sudamericani non riescono a trattenere i loro talenti, che vivono la fase della maturità della carriera – e sempre più spesso, anche quella della prima giovinezza – in Europa. La potenza economica europea, quindi, sta creando un monopolio sempre più saldo nel calcio intercontinentale, che non riesce a vedere competitor validi anche negli altri continenti in seguito all’allargamento della formula dalla Coppa Intercontinentale al Mondiale per Club. Neanche i grandi investimenti in Asia, come quelli degli Stati del Golfo e della Cina, sembrano riuscire a scalfire questa monopolizzazione europea.

L’assenza del calcio argentino

Il decennio 2000-2009 si è aperto con importanti risultati ottenuti dal calcio argentino a livello mondiale, grazie alle vittorie in Coppa Intercontinentale del Boca Juniors nel 2000 contro il Real Madrid e nel 2003 contro il Milan ai calci di rigore. Questa golden age non si è ripetuta nel tempo tanto che il titolo vinto dagli Xeneizes nel 2003 rappresenta l’ultimo per una formazione argentina, in astinenza ormai da 17 anni. Dalla nascita del Mondiale per Club, introdotto nel 2005, solamente tre volte le squadre sudamericane hanno vinto il torneo: come citato precedentemente, nel 2005 e nel 2006, con San Paolo e Internacional, e nel 2012 con il Corinthians. Come possiamo osservare, il calcio sudamericano, che pur vive un periodo di marginalizzazione fuori dal continente, quando si impone a livello mondiale riesce a farlo grazie al contributo di squadre brasiliane, a testimonianza del declino del calcio argentino in ambito intercontinentale

Dal 2005, le formazioni argentine partecipanti al Mondiale per Club sono state Boca Juniors (2007), Estudiantes (2009), San Lorenzo (2014) e River Plate (2015, 2018), che hanno sempre ottenuto la qualificazione in finale tranne nel 2018, con Los Millonarios sconfitti in semifinale dall’Al-Ain. Appare chiaro come, all’interno della crisi generale che circonda il calcio sudamericano, l’Argentina ne rappresenti il caso più emblematico. Il declino viene confermato anche dai risultati della nazionale, che non vince un trofeo dalla Copa América del 1993, nonostante una generazione di attaccanti fenomenali nati negli anni ‘70 e ‘80. L’Argentina, quindi, si trova in un periodo di transizione che la vede in grandi difficoltà a livello intercontinentale, soprattutto con le squadre di club: l’intero movimento calcistico è chiamato a rinnovarsi totalmente da un punto di visto non solamente tecnico, ma anche politico, per tornare ad essere competitivo fuori dal perimetro del Sudamerica. 

Conclusioni. Il Mondiale per Club: un’occasione mancata

Come scritto in precedenza, l’istituzione del Mondiale per Club nel 2005 ha avuto l’obiettivo di estendere la possibilità di vincere il titolo mondiale alle squadre provenienti da tutti i continenti, a differenza della Coppa Intercontinentale che lasciava questa possibilità solamente a Europa e Sudamerica. L’obiettivo, dunque, era quello di spezzare il tradizionale duopolio, ma guardando i risultati degli ultimi 15 anni (20 considerando il prototipo del 2000), possiamo affermare come questo non sia stato raggiunto. L’allargamento della formula anche agli altri continenti, a vent’anni dal primo Mondiale per Club, può essere visto come un’occasione persa, dal momento che non è stato testimone di una “democratizzazione” nelle vittorie del torneo. Al contrario, si è sedimentato in maniera ancora più accesa il dominio dell’Europa nel calcio mondiale, che come abbiamo riportato non ha raggiunto il gradino più alto del podio in sole 3 occasioni. 

Alla luce di queste considerazioni, acquisisce maggiore interesse la nuova formula del Mondiale per Club a cadenza quadriennale voluta dalla FIFA, sotto due aspetti: il primo, per comprendere se questa ulteriore innovazione possa favorire la vittoria del titolo mondiale anche di altri continenti; il secondo, chiama in causa il calcio sudamericano, obbligato a invertire la rotta di questa pericolosa subalternità rispetto all’Europa intrapresa in quest’ultimo decennio.