Peruzzi e la carriera dai due volti: decisivo con i club, meteora in nazionale

Angelo Peruzzi ha dominato per quasi due decenni lo scenario calcistico delle competizioni per club. Negli anni Novanta con la maglia della Juventus, che ha vestito dal 1991 al 1999, contribuendo al ritorno alla vittoria in campionato dei bianconeri in seguito al ciclo del Milan e agli intermezzi di Napoli, Inter e Sampdoria. Negli anni Duemila nelle file della Lazio (2000-2007), con cui ha vissuto la parentesi finale dell’era Cragnotti e i primi anni della presidenza Lotito. 

Parallelamente a questa longevità con i club, Peruzzi non è riuscito ad imporsi con la maglia della nazionale, principalmente per diversi fattori, come la competizione molto alta che ha attraversato il ruolo del portiere in quegli anni, e gli infortuni.

I successi di Peruzzi con la Juventus negli anni ‘90: da Trapattoni al primo ciclo Lippi

Classe 1970, Peruzzi approda alla Juventus nel 1991, ad appena 21 anni e in procinto di raccogliere l’eredità di Tacconi, al tempo capitano dei bianconeri. Sotto la guida di Trapattoni, dopo una prima stagione iniziata da secondo portiere, nel 92-93 Peruzzi conquista, oltre alla titolarità, anche la Coppa Uefa, primo grande trofeo personale.

L’affermazione definitiva in campo nazionale e internazionale avverrà con il primo ciclo Lippi sulla panchina della Juventus nel quadriennio 1994-1998. In quel periodo, Peruzzi vince 3 scudetti (1995, 1997, 1998), una Coppa Italia (1995), due volte la Supercoppa Italiana (1995, 1997), ma soprattutto il triplete internazionale del 1996: Champions League, Supercoppa Europea e Coppa Intercontinentale. In particolare, con due rigori parati in finale, Peruzzi risulterà decisivo per la vittoria della seconda Champions League della storia dei bianconeri.  

Al termine del decennio, con ancora due finali di Champions League disputate ma entrambe perse, nel ‘97 con il Borussia Dortmund e nel ‘98 con il Real Madrid, nel 1999, alla soglia dei 30 anni, Peruzzi lascerà la Juventus per seguire Lippi all’Inter. 

Negli anni Novanta Peruzzi si è affermato tra i migliori portieri al mondo, e certamente tra i migliori nella storia italiana in un periodo, come prima anticipato, caratterizzato da un’accesa competitività: analizzando lo scenario a decenni di distanza, sembra possibile affermare come tra gli anni ‘60 e ‘70 sia nata una generazione d’oro di portieri italiani, sia per caratteristiche tecniche che per longevità.

Gli anni Duemila: la parentesi all’Inter e il settennato biancoceleste

Dopo una sola stagione all’Inter, Peruzzi nel 2000 approda alla Lazio campione d’Italia – che rafforza una squadra già formidabile anche con gli acquisti di Crespo e Claudio Lopez – con cui conquista subito la Supercoppa Italiana. 

Con la Lazio Peruzzi visse il periodo di transizione della società biancoceleste, caratterizzato dalla parabola discendente dell’esperienza Cragnotti, che ha visto nello scudetto del 2000 il proprio canto del cigno, fino al successivo arrivo di Claudio Lotito nel 2004. In mezzo, lo scandalo Calciopoli che ha ridimensionato la classifica della Lazio nella stagione 2005-2006. La Coppa Italia del 2004, sotto la guida di Mancini, sarà l’ultimo trofeo con i club nella bacheca di Peruzzi, vissuto inoltre nelle retrovie di Matteo Sereni, titolare nella competizione. Peruzzi concluderà la carriera nel 2006-2007, dopo una grande stagione che ha visto la Lazio terminare al terzo posto.

La seconda parte della carriera di Peruzzi, pur meno fruttuosa rispetto al decennio bianconero, ha avuto il merito di riportare il portiere di Blera nel giro della nazionale, prima con Trapattoni a Euro 2004 e poi in pianta stabile sotto la gestione Lippi nel biennio 2004-2006, permettendogli di vincere da secondo portiere il mondiale tedesco e riabilitando un rapporto incostante, e mai pienamente sbocciato, con la maglia azzurra.

Peruzzi e il mal d’azzurro: la nazionale come unica lacuna 

Già da una prima lettura dei numeri di Peruzzi in nazionale emerge un rapporto complicato: in un arco temporale di 11 anni, compreso tra il 1995 e il 2006, il portiere di Blera totalizza solo 31 presenze

Ancor più dell’aspetto numerico, sorprende il peso specifico delle partite: Peruzzi gioca da titolare solamente una fase finale di una competizione internazionale, lo sfortunato Europeo inglese del 1996, con l’Italia di Sacchi eliminata già ai gironi. Inoltre, quella di Germania 2006 rappresenta l’unica spedizione mondiale della carriera.

A dar maggior maggiore risalto a questo percorso contrastante, sorprendono i 5 anni di assenza dal giro della nazionale: dopo un’amichevole giocata con la Norvegia nel febbraio del 1999, Peruzzi tornerà in azzurro solamente nell’aprile del 2004, a Genova contro la Spagna, in occasione dell’ultima gara di Roberto Baggio con la nazionale. 

Nel rapporto tra Peruzzi e la maglia azzurra si possono individuare delle grandi occasioni perse: dopo la mancata convocazione al mondiale di Usa ‘94, e l’infortunio che lo ha estromesso da Francia ‘98, che avrebbe giocato da titolare, sorprendono le assenze da Euro 2000, con l’Italia orfana di Buffon, e dal mondiale di Corea e Giappone del 2002.

Il rifiuto di prendere parte all’Europeo del 2000 con il ruolo di riserva di Buffon e Toldo, più avanti nelle gerarchie dell’allora CT Zoff, si rileverà il grande rammarico della carriera in azzurro di Peruzzi. Nell’estate del 2000, a 30 anni e in piena fase della maturità, Peruzzi era certamente tra i più grandi portieri al mondo, reduce dal decennio vissuto con la Juventus e in procinto di passare alla Lazio campione d’Italia (dopo la sola stagione all’Inter nel ‘99-’00). Con l’infortunio di Buffon nell’amichevole di preparazione a Euro 2000 contro la Norvegia, Peruzzi avrebbe avuto la grande occasione per giocare da titolare una competizione che ha visto l’Italia come indiscussa protagonista

Con l’ascesa sempre dirompente di Buffon, l’Europeo di Belgio e Olanda sarebbe stata l’ultima grande occasione per ricoprire il ruolo di portiere titolare a una competizione internazionale con l’Italia. L’occasione non colta da Peruzzi è stata sfruttata pienamente da Toldo, che ha trascinato l’Italia fino alla sfortunata finale di Rotterdam giungendo, da un punto di vista personale, alla piena affermazione internazionale. Nella carriera di Peruzzi questa mancata partecipazione rappresenta certamente una macchia. Nel 2002, il nuovo commissario tecnico Trapattoni proseguirà sulla strada tracciata da Zoff portando, oltre a Buffon, Toldo e Abbiati. 

Conclusioni: una carriera dai due volti condivisa con altri colleghi

Come scritto a inizio articolo, la carriera di Peruzzi in nazionale non è mai esplosa per diversi fattori. Oltre all’infortunio del 1998, la competizione agguerrita che ha caratterizzato il ruolo del portiere in azzurro, in seguito al posto lasciato vuoto da Zenga dopo Italia ‘90, è stata la ragione più plausibile per una carriera con la nazionale mai sbocciata

Peruzzi ha fatto parte della generazione d’oro dei portieri italiani nati tra gli anni ‘60 e ‘70. I competitor principali sono stati sostanzialmente due: il primo, Gianluca Pagliuca, classe 1966, titolare nel primo ciclo Sacchi in nazionale coincidente con il mondiale di Usa ‘94, e promosso titolare a Francia ‘98 da Maldini in sostituzione di Peruzzi stesso; il secondo, Gianluigi Buffon, classe 1978, ancora in attività. 

In particolare, se gli anni Novanta hanno visto un maggiore pluralismo nel ruolo di primo portiere nelle competizioni internazionali (Zenga a Italia ‘90; Pagliuca nei mondiali del ‘94 e ‘98 e Peruzzi a Euro ‘96), gli anni Duemila sono stati completamente cannibalizzati da Buffon, che a partire dal biennio Zoff del ‘98-’00 sarà il portiere titolare per quasi vent’anni, ottenendo il risultato personale di calciatore con il maggior numero di presenze in nazionale (176). In sostanza, Buffon ha chiuso il dibattito sul ruolo del portiere in Italia.

Una sorte analoga è capitata, a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, anche ad altri grandi portieri italiani, che parallelamente a una grande carriera nei club, piena di successi nazionali e internazionali, non sono mai entrati a pieno titolo nelle scelte per il ruolo di portiere titolare in maglia azzurra. 

Tra gli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, Stefano Tacconi, classe 1957, ha conquistato tutti i principali trofei UEFA per club, come Coppa Campioni, Coppa UEFA, Coppa delle Coppe, Supercoppa Europea, e la Coppa Intercontinentale a livello mondiale. In nazionale, invece, ha ottenuto solamente 7 presenze, chiuso sia ad Euro ‘88 che a Italia ‘90 da Walter Zenga. Un altro caso peculiare è stato Sebastiano Rossi (1964), portiere titolare del ciclo milanista di Capello nella prima metà degli ‘90, con cui ha conquistato il record di imbattibilità in Serie A (929 minuti), superato poi nel 2015-2016 da Buffon. Con l’Italia, Rossi ha totalizzato solamente convocazioni senza mai esordire.