Gol in trasferta: le ragioni per cui è ora di andare oltre

Uno dei dibattiti che si ripropone più frequentemente tra gli appassionati di calcio è quello relativo alla regola dei gol in trasferta. Un tema che torna puntualmente in voga in occasione delle fasi ad eliminazione diretta delle principali competizioni europee.

Da più parti viene chiesto di abolire questa regola, introdotta nelle coppe europee dalla Uefa a partire dal 1967 con l’obiettivo di evitare troppe gare ripetute e di favorire un approccio più offensivo delle squadre. Riguardo a questa regola viene comunemente detto che il gol in trasferta “vale doppio” anche se letteralmente non è così. A parità di gol segnati dalle due squadre tra andata e ritorno passa quella con più gol segnati fuori casa.

Sono molti i casi di doppie sfide equilibrate decise proprio grazie ad un gol in trasferta in più. La regola ha decisamente influenzato l’approccio delle squadre alle gare a seconda che si giochi nel proprio stadio o fuori.

In questi decenni però il calcio è cambiato in molti aspetti ed anche il criterio dei gol in trasferta rischia di non essere più al passo coi tempi.

Come giocano le squadre di oggi: il gol in trasferta è sempre meno una chimera

Una delle ragioni per cui la regola può considerarsi superata è prettamente tattica. Sempre più squadre e allenatori, nel calcio contemporaneo, propongono una determinata idea di gioco che prescinde da casa o trasferta. Il fattore campo, soprattutto in tempi di pandemia, sta diventando sempre meno incisivo ai fini del risultato finale; ciò si verifica in particolare a grandi livelli.

Vediamo molte compagini che affrontano l’avversario secondo il proprio credo calcistico allo stesso modo sia in casa che in trasferta. Un esempio nel calcio di oggi è sicuramente l’Atletico Madrid, squadra che sotto la gestione di Simeone in questi anni si è distinto per il suo calcio solido e a forte trazione difensiva. I colchoneros hanno costruito le loro fortune grazie alla loro forza nel contropiede e alla densità di uomini nella zona centrale del campo: un calcio proposto anche nelle partite casalinghe, a dispetto di quanto questo tipo di gioco possa far pensare.

Da noi in questi anni siamo stati abituati all’Atalanta di Gasperini, squadra che ha fatto dell’atletismo e dell’impiego di tanti uomini nella metà campo avversaria, grazie anche agli inserimenti di uno dei suoi tre difensori centrali, tra i suoi principali punti di forza. Gol e spettacolo non sono quasi mai mancati, allo stesso mondo in casa così come fuori. Così come Atletico e Atalanta in Europa se ne trovano ormai moltissime di squadre che sembrano risentire poco del fattore campo: si vedano le formazioni allenate da Guardiola o da Conte passando per realtà in ascesa come il Leicester e tante altre.

Il calcio durante la pandemia: sparisce il fattore campo

E se il fattore campo non si sta mostrando più così determinante nell’approccio di molte squadre europee diventano ancora più contraddittori alcuni aspetti del regolamento dei giorni nostri. Su tutti l’estensione della regola dei gol in trasferta anche durante i fatidici tempi supplementari. In sfide molto equilibrate diventa un vantaggio enorme giocare il ritorno in trasferta: in caso di supplementari infatti la squadra ospite avrebbe a disposizione 30’ in più rispetto agli avversari per siglare una rete fuori casa. Un privilegio a cui ormai molti oggi faticano ad accettarne la logica. Se si arriva all’extra time significa che ci si trova in una situazione di grande equilibrio tra i due sfidanti e ogni tipo di vantaggio ulteriore a una delle due parti appare difficilmente comprensibile. Un eventuale gol della squadra ospite nei supplementari chiuderebbe quasi sicuramente ogni discorso qualificazione.

In tempi recenti abbiamo avuto l’esempio di Liverpool-Atletico Madrid, ottavo di finale della Champions League del 2020, dove al termine dei 180 minuti regolamentari entrambe le squadre avevano vinto la rispettiva gara casalinga per 1-0. Nei supplementari i Reds avevano allungato sul 2-0 salvo poi subire il gol mortifero di Marcos Llorente, quanto bastava per spostare l’asticella della qualificazione dalla parte degli ospiti: un vantaggio del quale non hanno goduto i Reds all’andata (il match si chiuse addirittura 2-3 al termine dei 120’). Un esempio ancora più recente è il ritorno degli ottavi di Champions tra Juventus e Porto: 2-1 a Torino dopo i 90’ ma nell’extra time – pur avendo segnato un gol entrambe le squadre – si sono qualificati i lusitani in virtù della regola in questione. Queste due partite sono solamente due esempi di tantissimi casi simili accaduti nella storia degli scontri ad eliminazione diretta, match ampiamente equilibrati decisi soltanto da questo criterio.

Nel calcio ai tempi della pandemia diventa possibile anche trovarsi di fronte ad alcuni paradossi. Tutte le partite (eccetto rarissime eccezioni) si disputano a porte chiuse; con l’assenza di tifosi sugli spalti viene meno anche la logica di un vantaggio dovuto ad una rete siglata fuori casa.

Nell’ultima Champions League inoltre diverse gare ad eliminazione diretta si sono disputate in campo neutro a causa delle restrizioni adottate dai singoli paesi europei sugli ingressi dall’estero. Si è arrivati persino al caso limite di Lipsia-Liverpool, ottavo di finale disputato in campo neutro e nello stesso stadio (la Puskas Arena di Budapest) sia per la gara di andata che di ritorno. Risulta fin troppo evidente che in casi come questo il vantaggio dei gol in trasferta perda la logica per cui originariamente era stato introdotto.

I fattori extra calcistici

Il calcio è un fenomeno sociale ed è indubbiamente legato alle trasformazioni che hanno attraversato il mondo contemporaneo tra il XX e il XXI Secolo. Oltre alle questione tecniche che abbiamo appena presentato, sembrano esserci anche dei chiari aspetti extra calcistici in grado di spiegare la necessità di andare oltre alla regola del gol in trasferta. 

In primis, il processo di globalizzazione ha decisamente influenzato il calcio su scala mondiale, principalmente a partire dagli anni ‘90 (qui una interessante analisi di Rivista Contrasti sul legame tra calcio e politica). La progressiva intensificazione di scambi commerciali e l’integrazione che ha coinvolto le aree del mondo hanno impresso un’accelerazione senza precedenti alla mobilità calcistica in ambito internazionale. Come conseguenza di questo aspetto, si registra una tendenza da parte dei calciatori a giocare fuori dai confini nazionali, e sempre più spesso a partire dalla giovane età. 

L’ascesa delle proprietà estere nel calcio europeo, principalmente americane e legate alle monarchie del Golfo, hanno moltiplicato questo fenomeno attraverso una notevole possibilità di spesa in grado di spostare calciatori top level tra i vari campionati durante le sessioni di calciomercato. Le singole leghe nazionali sono pienamente aperte all’arrivo di allenatori e calciatori dall’estero che ampliano la circolazione culturale e tecnica di questo sport.

Un altro aspetto che sembra suggerire il superamento della regola dei gol in trasferta è l’innovazione tecnologica nel settore dei trasporti, che ha notevolmente abbattuto le tempistiche dei viaggi per le trasferte in campo internazionale, favorendo un miglioramento qualitativo delle prestazioni offerte. A questo si aggiungono i calendari sempre più fitti tra competizioni per club e nazionali, che consentono ai calciatori di misurarsi costantemente in ambito internazionale, rendendo ormai inadeguato il mantenimento della regola del gol fuori casa come fattore discriminante per il passaggio del turno.

Conclusioni: i gol in trasferta, una regola ormai superata

In seguito alle argomentazioni presentate, la tesi sostenuta in questa sede è il necessario superamento della regola dei gol in trasferta come fattore discriminante per il passaggio del turno in competizioni a eliminazione diretta sia in campo nazionale che internazionale. 

Quella che poteva giustamente essere una regola corretta e ben radicata nel contesto storico degli anni ‘60, appare decisamente inopportuna da diversi decenni a questa parte, sia per fattori calcistici che extra calcistici dal momento che, come sostenuto poco sopra, il calcio va considerato come un fenomeno dinamico e che si evolve parallelamente alle trasformazioni che attraversano la società. 

In linea con queste considerazioni, secondo il parere di chi scrive, dopo i 90 minuti regolamentari delle gare di ritorno, e gli eventuali 30 minuti di supplementari, a parità di gol segnati in casa e trasferta appare necessario terminare la contesa direttamente ai calci di rigore, in modo da non avere delle gare viziate da calcoli legati alla dimensione geografica dei gol segnati, aspetto completamente disconnesso dallo scenario calcistico attuale.